Meloni: “Servono risorse per l’energia, non c’è solo Difesa”. Fitto: “Usate i fondi della Coesione”

Le Regioni in rivolta: "La politica di coesione non è un bancomat"

Che il caro energia sia una emergenza da risolvere il prima possibile non c’è dubbio. Il problema è capire con quali risorse agire. Giorgia Meloni frena le pressioni di Guido Crosetto per attivare il meccanismo Safe entro fine maggio, ribadendo che in questo momento “non possiamo dire ai cittadini che i soldi ci sono solo per la Difesa”. Intanto, il commissario europeo Raffaele Fitto scrive ai 27 Stati membri e spiega che per affrontare il caro-prezzi si possono utilizzare i fondi della politica di Coesione, incassando l’ira del comitato delle regioni, che lamenta: “La Coesione non è un bancomat”.

Il governo, garantisce la premier parlando a Mattino Cinque, “farà tutto quello che può e che deve per combattere le conseguenze delle crisi internazionali che stiamo vivendo”. La prima ministra non rinuncia a battere il ferro sulla flessibilità del Patto di stabilità: “C’è un’interlocuzione in corso”, spiega, sperando in un accordo con l’Europa “il prima possibile”. Davanti a una crisi di questa portata, generata dalla chiusura dello stretto di Hormuz, “non possiamo pensare che i singoli governi siano in grado di rispondere con gli strumenti ordinari” è l’appello di Meloni a Bruxelles.

Quanto alle spese per la Difesa, la presidente del Consiglio chiarisce di essere favorevole: “Voglio che l’Italia sia una nazione che non deve dire grazie a nessuno, e questo chiaramente ha un costo, si chiama libertà”, ma insiste: “Se non siamo in grado di dare risposte ai cittadini e alle imprese, rischiamo che non ci sia più niente da difendere in questa nazione, e quindi bisogna cercare un equilibrio”.

Da Bruxelles, Fitto, ricorda che Stati membri e regioni possono riassegnare i fondi della politica di coesione, come il Fondo di sviluppo regionale, a investimenti nel settore energetico. “Ciò include misure volte a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e a rafforzare la stabilità del mercato energetico, in linea con la strategia AccelerateEU”, si legge nella missiva inviata ai 27.

Una lettera alle regioni verrà inviata, anticipa Fitto, “per spiegare che possono utilizzare le risorse della politica di coesione anche per investimenti nel settore energetico in grado di produrre un impatto rapido, in linea con le priorità nazionali e regionali”.

Le regioni però anticipano il commissario e mettono in chiaro che l’iniziativa è indigesta: “La crisi energetica è reale. La soluzione proposta non lo è. Indicare i fondi di coesione come bancomat di emergenza trasforma la politica di investimento in un’aspirina politica: sollievo temporaneo, sottoinvestimento cronico… e la cosa migliore? Questi fondi sono già stati impegnati”, tuona su X Kata Tutto, presidente del Comitato europeo. La politica di coesione, dice Tutto “ha contribuito in modo determinante alla resilienza e alla sostenibilità energetica dell’Ue: ciò è avvenuto grazie a due decenni di investimenti stabili e in crescita che hanno consentito alle regioni di migliorare il proprio mix energetico e la propria efficienza. E sulla Transizione Giusta: riposa in pace”.