Trump punge ancora Meloni: “Serve ordine restrittivo”. La premier sceglie di non reagire

Il presidente americano pubblica un post provocatorio su Truth alla vigilia del vertice Nato di Ankara

Donald Trump torna ad attaccare Giorgia Meloni. Stavolta si tratta di un attacco ‘preventivo’, alla vigilia del Vertice Nato di Ankara, portato direttamente via social, con una card esplicit pubblicata su Truth dal Tyconn, dove si vede la premier italiana con lo sguardo rivolto al presidente Usa (che appare solo di spalle) e la scritta “Restraining order needed”, ovvero “Serve un ordine restrittivo”.

Il segnale è chiaro, anzi chiarissimo: stavolta non ci sarà nessun incontro e per Meloni sarà inutile cercare un dialogo. Si tratta dell’ennesimo colpo affondato da Trump, che già al telefono con il corrispondente del Tg di La7, il mese scorso, aveva screditato la presidente del Consiglio italiano, dicendo che lei aveva “implorato” una foto insieme al G7 di Evian, al punto da fargli “pena”. Un’uscita che Meloni all’epoca rintuzzò con un video durissimo, in cui ribadì che né lei, né l’Italia implorano mai nessuno.

Adesso il nuovo ‘schiaffo’. Anche questa volta, però, la politica fa quadrato e difende la premier, a partire dai presidenti di Senato e Camera. “Solidarietà e vicinanza al presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per l’incomprensibile attacco del presidente Donald Trump”, dice Ignazio La Russa. “Tra Paesi alleati il confronto deve fondarsi su rispetto, responsabilità e collaborazione, soprattutto davanti alle sfide comuni”, è il pensiero di Lorenzo Fontana. “Fin dall’inizio abbiamo detto che non avremo risposto a dichiarazioni di questo tipo, quindi andiamo avanti e siamo convinti che le relazioni transatlantiche vadano ben al di là delle singole dichiarazioni”, taglia corto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Sulla stessa lunghezza d’onda il ministro della Difesa, Guido Crosetto: “Nessuna reazione. La cosa fondamentale è mantenere i rapporti con un alleato storico come gli Stati Uniti”.

Anche dai banchi delle opposizioni si alza il muro, sebbene con ammenda verso l’atteggiamento avuto finora in politica estera della premier. “Sono stata la prima a dire che questi attacchi inaccettabili – afferma Elly Schlein -. Siamo tutti italiani e rappresentanti degli italiani, non possiamo accettare minacce o insulti”, mette in luce la segretaria del Pd, che poi punge: “Il punto è che il governo non è riuscito fino in fondo a scegliere l’Europa”. Solidale ma duro anche Giuseppe Conte, che definisce inaccettabili gli attacchi di Trump, ma poi “c’è un secondo piano: dobbiamo chiederci come si sia arrivati sin qui, perché Meloni è stata una fan adorante di Trump, della sua ideologia Maga, della sua dottrina, delle sue azioni illegali”. Fra il tycoon e Meloni, Matteo Renzi sceglie la seconda, però “questo innamoramento per Trump era sbagliato – bacchetta il leader di Iv -. Noi abbiamo bisogno di insistere sugli Stati Uniti d’Europa”. La ‘provocazione’ arriva da Angelo Bonelli (Avs), che suggerisce di fare un altro “ordine restrittivo”, per “bloccare i 17 miliardi in più per il riarmo nei prossimi due anni e dire no alla corsa verso il 5% del Pil in armi e difesa. Questa è la vera risposta politica che Meloni dovrebbe dare”.

Trump da tempo accusa gli alleati europei di averlo lasciato solo nella guerra all’Iran. Prima ancora, invece, ha speso parole al veleno verso il Vecchio continente, accusando gli Stati membri di aver campato, di fatto, sulle spalle degli Usa per garantirsi sicurezza senza mai spendere nulla dei loro bilanci. Questi continui affondi si tradussero all’epoca in un impegno ad aumentare fino al 5% del Pil le spese per la difesa dei Paesi Ue. Alla luce dei fatti, nemmeno questo è riuscito a rasserenare gli animi.