A Roma il confronto sulla difesa europea. Crosetto: “Serve una visione continentale”

A Roma il secondo Forum sul Defence Procurement fa il punto sulle capacità militari e industriali del continente

Rafforzare la difesa europea non significa soltanto aumentare le risorse disponibili, ma anche migliorare il coordinamento politico, integrare le capacità industriali e tecnologiche e costruire una base produttiva in grado di sostenere nel tempo le esigenze di sicurezza del continente. A Roma, il secondo Forum sul Defence Procurement fa il punto sulle capacità militari e industriali del continente e invita a superare la frammentazione tra gli Stati velocizzando al tempo stesso i processi decisionali. Il forum, su iniziativa dello Stato maggiore della Difesa, riunisce i vertici militari italiani, rappresentanti delle istituzioni europee, esponenti politici e accademici e dirigenti delle principali industrie nazionali del settore, per discutere il contributo dell’Italia alla costruzione di una difesa europea più integrata. Di fronte alle nuove minacce, nessun Paese europeo può contare esclusivamente sulle proprie risorse, viene sottolineato: occorre mettere a sistema capacità produttive, competenze tecnologiche e investimenti, sviluppando programmi comuni e filiere industriali in grado di garantire autonomia strategica e prontezza operativa.

E’ il ministro della Difesa, Guido Crosetto, a richiamare la necessità di una strategia condivisa, domandando all’Europa di superare i limiti delle iniziative nazionali: “Siamo troppo piccoli, singolarmente, rispetto alle trasformazioni in atto e troppo lenti rispetto alla loro velocità”, afferma, sollecitando gli Stati a fare sistema e ad accelerare le decisioni. Per il ministro, la prospettiva italiana è quella di una “visione continentale della Difesa europea”, capace di andare oltre i confini dei 27 Stati membri dell’Unione e di sviluppare capacità militari sulla base di requisiti comuni. L’obiettivo è unire risorse, competenze e capacità per rispondere a minacce che, sempre più spesso, superano le possibilità di intervento dei singoli Paesi. Crosetto sottolinea poi che la sicurezza non può essere considerata separatamente dalla solidità economica e sociale. “Non ha senso una Difesa forte senza sicurezza economica, crescita, capacità industriale, equità sociale e un sistema produttivo e formativo solido”, osserva, ricordando che le forze armate sono chiamate a proteggere un Paese libero, democratico e coeso. Una società divisa e polarizzata, avverte, rischia di compromettere dall’interno proprio quei valori che la difesa deve tutelare dalle minacce esterne. Il ministro richiama quindi il divario produttivo con Mosca: “La Russia dispone di una capacità produttiva militare superiore a quella europea, sia in termini quantitativi sia di costi, anche grazie al sostegno della Cina”. Da qui la necessità di rafforzare le capacità europee e della Nato, in una corsa contro il tempo che, ha precisato Crosetto, non mira ad andare verso una guerra, ma a “mettersi nelle condizioni di difendersi dalla follia umana”.

Sulla necessità di integrare le risorse europee si sofferma anche il capo di Stato maggiore della Difesa, Luciano Portolano, che invita a “partire da ciò che l’Italia sa fare per contribuire a ciò che l’Europa deve diventare”, sottolineando come la sicurezza non possa essere affrontata con un approccio settoriale, ma debba coinvolgere l’intero sistema Paese. “La frammentazione europea è una vulnerabilità operativa”, scandisce il generale, indicando nei programmi comuni e nelle filiere resilienti due elementi essenziali per costruire una difesa più efficace. La guerra in Ucraina rappresenta, in questo senso, una lezione decisiva. “Non esiste una difesa credibile senza un’industria capace di produrre armi in quantità. E questa difesa non si improvvisa, ma va costruita in tempi di pace”, afferma Portolano, richiamando l’importanza di disporre di una capacità produttiva adeguata a sostenere le esigenze operative anche in caso di conflitti prolungati.

Superare i ritardi europei è necessario anche per Enrico Letta, ex presidente del Consiglio e attuale presidente dell’Istituto Jacques Delors di Parigi. “Non possiamo permetterci frammentazione europea e tempi lunghi”, insiste, sottolineando come gli avvenimenti degli ultimi anni impongano di accelerare e recuperare il terreno perduto. “Prima eliminiamo questa frammentazione, meglio è per la nostra sicurezza”, precisa Letta, riconoscendo al tempo stesso i progressi compiuti negli ultimi mesi sul fronte degli investimenti nella difesa. Il tema dell’autonomia strategica si lega, nella sua analisi, anche alla capacità dell’Unione di evitare nuove dipendenze geopolitiche ed economiche. “Dobbiamo evitare di scegliere se essere una colonia americana o cinese”, afferma. Altro asse del confronto è l’integrazione tra sicurezza, ricerca scientifica e sviluppo tecnologico.

La ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, evidenzia la complementarità tra il mondo della ricerca e quello della difesa, soprattutto nella capacità di anticipare i cambiamenti e sviluppare soluzioni alle sfide future. “La ricerca ha un vantaggio rispetto alla difesa: si occupa del futuro, si fa domande senza avere contezza delle risposte e lo fa prima che il futuro generi dei problemi”, spiega, sottolineando il lavoro avviato per individuare ambiti comuni nei quali sviluppare tecnologie e capitale umano. La sicurezza, aggiunge la ministra, costituisce una condizione necessaria per garantire la libertà della ricerca. Da qui l’esigenza di rafforzare la collaborazione tra istituzioni, università, centri di ricerca e industria, senza compromettere l’autonomia e la libertà scientifica.