intelligenza artificiale

IA e agricoltura 4.0 vanno di pari passo con il Green Deal Ue

Digitalizzazione e transizione verde sono un binomio inscindibile nella strategia a lungo termine dell’Ue, ma, come ha recentemente ammesso il vicepresidente della Commissione europea per le Relazioni interistituzionali, Maroš Šefčovič, “dobbiamo calcolare l’impatto ambientale della trasformazione digitale, perché i settori delle nuove tecnologie diventeranno i più inquinanti”. A questo obiettivo può contribuire l’intelligenza artificiale (IA), in particolare nei suoi risvolti positivi nel settore agricolo, come ha rilevato uno studio pubblicato dalla commissione speciale per l’Intelligenza artificiale (Aida) del Parlamento europeo.

Le applicazioni di intelligenza artificiale in questo ambito si concentrano principalmente sui sistemi agricoli intensivi e industrializzati: i dati necessari sono generati da tecnologie di telerilevamento (satelliti, aerei e droni) e attraverso sensori a terra, per l’identificazione dello stress idrico, il monitoraggio delle malattie delle colture, la mappatura delle erbe infestanti e la previsione della resa delle colture. Il caso più avanzato è l’agricoltura di precisione, dove l’elaborazione dei dati attraverso l’IA consente agli agricoltori di prendere decisioni sulla gestione più efficiente di fertilizzanti e pesticidi: per esempio, le telecamere installate sulle macchine agricole possono generare immagini delle piante sul campo da elaborare attraverso deep learning per riconoscere in tempo reale le erbacce, che saranno estirpate in modo mirato dalle macchine stesse. Con questo processo si prevede di ridurre l’uso degli erbicidi del 77%.

Ma è soprattutto sul piano della riduzione delle emissioni che l’intelligenza artificiale può fare la differenza. L’agricoltura è responsabile del 10% delle emissioni di gas serra dell’Ue e una soluzione per la riduzione del consumo di carburante delle macchine agricole può arrivare dallo sviluppo delle pratiche di precisione implementate dalle nuove tecnologie. Non va poi dimenticato il contributo per diminuire le emissioni di diossido di azoto dai terreni agricoli. Un effetto noto delle nuove tecnologie è l’aumento delle rese e la gestione della salute del suolo, portando a una minore pressione per l’espansione della superficie agricola e liberando colture e pascoli su suoli organici: l’intelligenza artificiale può diminuire i costi del monitoraggio e analizzare l’efficacia delle misure sul contenuto di carbonio nel suolo.

C’è poi un ultimo aspetto su cui le tecnologie di IA possono dare un contributo alle ambizioni del Green Deal europeo: la riduzione del consumo d’acqua. L’intelligenza artificiale può essere utilizzata – attraverso immagini satellitari e informazioni sui volumi delle precipitazioni – per determinare l’umidità del suolo e altri parametri rilevanti per gli agricoltori, guidandoli a fare un uso più efficiente dell’irrigazione. L’ottimizzazione della gestione idrica dipende anche da informazioni meteorologiche accurate e l’IA può essere sfruttata sia migliorare le previsioni (anche a livello di singola azienda agricola), sia per sviluppare modelli di adattamento ai cambiamenti climatici.

Deforestazione

L’impatto delle commodities agricole sulla deforestazione

L’espansione dell’agricoltura nelle regioni tropicali è la più grande minaccia per le foreste, determinando la conversione di circa 5 milioni di ettari (Mha) l’anno. I 7 giganti che dominano la distruzione delle foreste tropicali sono (in ordine di importanza): bovini, olio di palma, soia, cacao, gomma, caffè e legno, responsabili (tra il 2001 e il 2015) del 57% della deforestazione connessa all’agricoltura, un’area grande quanto tutta la Germania. Ma quali sono le materie prime agricole che impattano di più sulla deforestazione del pianeta?

Deforestazione

PASCOLI PER IL BESTIAME. L’allevamento di bovini è la principale causa di perdita di foreste tropicali al mondo. Complessivamente, la carne bovina causa il 37% della deforestazione e, tra il 2011 e il 2015 ha distrutto 45,1 milioni di ettari di foreste. Il 70% di quest’area si trova in Amazzonia.

PALMA DA OLIO. A livello globale, tra il 2001 e il 2015, le piantagioni di palma da olio si sono espanse su 22,4 Mha, facendo aumentare del 167% l’impronta totale di questa commodity. Solo il 19% dell’olio di palma prodotto globalmente è certificato RSPO (Roundtable on Sustainable Palm Oil).

SOIA. A livello globale, tra il 2001 e il 2015, le coltivazioni di soia hanno sostituito 8,2 Mha di foresta. Il 97% di questa deforestazione
si è verificata in Sud America. Solo l’1% della soia prodotta globalmente è certificata RTRS (Round Table on Responsible Soy).

CACAO. Tra il 2001 e il 2015, il cacao ha causato la perdita di 2,3 Mha di foresta. L’Indonesia e la Costa d’Avorio sono stati i due Paesi con la maggiore superficie forestale sostituita dalle coltivazioni di cacao (rispettivamente 25% e 22% del totale globale), seguite da Brasile (19%), Ghana (10%) e Camerun (6%).

CAFFÈ. Quasi 2 Mha di foresta sono stati sostituiti da piantagioni di caffè tra il 2001 e il 2015, di cui 1,1 Mha per la varietà Robusta e 0,8 Mha per l’Arabica.

GOMMA. Tra il 2001 e il 2015, la gomma ha causato la perdita di 2,1 milioni di ettari di foresta.

 

(Fotografia di Gianfranco Mancusi)