Centemero (CIC): “CIC e CIB uniti per sostituire il metano fossile”

“L’Italia è Paese leader nelle raccolte differenziate, soprattutto della parte organica del rifiuto”.  Così ha esordito Massimo Centemero, direttore di CIC-Consorzio Italiano Compostatori, intervistato da GEA in occasione di Biogas Italy 2026. “Per dare dei numeri che sintetizzano un po’ la situazione, su 59 milioni di abitanti, 54 milioni di abitanti sono serviti dalla raccolta differenziata della frazione umida. Questo è un record mondiale: l’abbiamo costruito in 30 anni di storia, produciamo compost e produciamo da qualche anno anche biometano. Il 75% della frazione umida di cui parlavo è destinato a digestori che producono biogas e a sua volta poi viene raffinato alla produzione di biometano, e stiamo parlando per quanto riguarda il 2026 di numeri intorno ai 350 milioni di metri cubi di biometano prodotto da rifiuti organici in Italia. Quindi devo dire che in pochi anni abbiamo raggiunto veramente un risultato eccezionale”. 

E sulle prospettive del settore, ha aggiunto: “Per quanto riguarda l’autonomia, è un’autonomia che viene costruita passo passo. Bisogna andare a intercettare anche altre matrici, quindi bisogna aumentare quelli che sono le matrici organiche derivate dai rifiuti, e parlo dell’estensione delle raccolte su tutta Italia, di portare tutta questa parte organica alla digestione anaerobica degli impianti – che noi chiamiamo integrati perché sono integrati con il compostaggio – e poi bisogna lavorare su altre biomasse di scarto che sono poi le biomasse agricole, agroindustriali. Solo il pacchetto di queste matrici organiche riuscirà a dare un contributo sostanziale alla produzione di biometano, e quindi la sostituzione di metano fossile e devo dire che, proprio in virtù di questa necessità, il Consorzio Italiano Compostatori e il Consorzio Italiano Biogas sono uniti nel raggiungere questi obiettivi”.  

Bioenergia

Effetto positivo di biogas e biometano per il 79% dei decisori

Il settore biogas e biometano gode di un consenso solido e trasversale tra i vertici istituzionali italiani. È quanto emerge dal report presentato oggi dal Consorzio Italiano Biogas (Cib) durante la seconda e ultima giornata di Biogas Italy 2026, l’evento tenuto al Salone delle Fontane a Roma. Lo studio, realizzato in collaborazione con YouTrend, rivela che il 79% dei decisori politici – parlamentari e consiglieri regionali – riconosce un impatto positivo di queste tecnologie sullo sviluppo economico e sociale del Paese e del comparto agricolo.

L’88% degli intervistati si dichiara favorevole agli impianti, con punte “molto favorevoli” del 38%. Si tratta di un dato che supera la percezione della popolazione generale – ferma al 60% di pareri positivi nel 2025 – e che unisce i diversi schieramenti politici. Tuttavia la politica chiede chiarezza: un decisore su due considera infatti prioritaria la definizione di un nuovo quadro legislativo per accompagnare la crescita del settore.

Il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, ha sottolineato in un videomessaggio la centralità della filiera agricola nella transizione energetica, ribadendo come il biogas rappresenti un pilastro della sovranità alimentare ed energetica. Lollobrigida ha espresso “apprezzamento” per il lavoro portato avanti dal settore in questi anni “nel garantire energia e fornire anche alle filiere agricole di riferimento una tenuta e una solidità ancora maggiore”. Oltre alla percezione politica il Cib ha anche analizzato i dati tecnici, con uno studio in tandem a Snam sulla disponibilità di biomasse a livello provinciale.

La stima è una crescita esponenziale della produzione di gas rinnovabile: nel 2030 circa 8,1 miliardi di Smc, nel 2050 saranno 15,3 miliardi di Smc. I territori con la maggiore densità zootecnica e agricola si confermano il cuore pulsante dei progetti sostenuti dal Pnrr, garantendo il raggiungimento dei target senza entrare in competizione con la produzione di cibo e mangimi. Nonostante l’ottimismo rimangono alcuni nodi da sciogliere, a partire dal rapporto con i territori. Solo il 17% dei decisori ritiene che i cittadini siano informati adeguatamente.

Per favorire l’accettazione sociale, le soluzioni proposte riguardano incentivi agli agricoltori per l’uso del digestato come fertilizzante naturale (39%) e il finanziamento di opere locali da parte delle aziende (34%). “In Europa ci siamo battendo per scelte illogiche sui fertilizzanti, per l’utilizzo del digestato che è un elemento importantissimo, utilizzabile per riuscire a chiudere una filiera senza scarti”, ha confermato Lollobrigida. Più tardi Emilio Gatto, direttore generale del Ministero dell’Agricoltura, ha evidenziato la necessità di una “coerenza normativa”, puntando all’equiparazione del digestato ai fertilizzanti chimici e alla riduzione della burocrazia per le imprese. Un appello raccolto anche dalle principali associazioni agricole (Cia, Confagricoltura e Coldiretti), che chiedono un piano normativo stabile e coerente con le specificità del Made in Italy. “Quello che abbiamo condiviso è il frutto di 20 anni di semina” ha dichiarato Angelo Baronchelli, Vice Presidente del Cib. “Ma la nostra natura ci impone di tornare a seminare per le sfide future, conciliando gli interessi di tutta la filiera con responsabilità”.

L’edizione 2026 di Biogas Italy si chiude con numeri da record: oltre 1400 partecipanti, il patrocinio di tre Ministeri e il supporto di player industriali come Snam, Veolia ed Ecomondo, confermando l’evento come il punto di riferimento assoluto per l’energia rinnovabile di origine agricola in Italia.

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Gattoni (CIB): “Innovazioni tecnologiche più urgenti riguardano aspetti infrastrutturali”

A che punto è il biogas in Italia? Cosa manca dal punto di vista infrastrutturale? Ne ha parlato con GEA Piero Gattoni, presidente del Consorzio Italiano Biogas, in occasione di ‘Biogas Italy 2026’, evento istituzionale del CIB che si è svolto a Roma.

“Le innovazioni tecnologiche più urgenti – ha dichiarato Gattoni – riguardano principalmente gli aspetti infrastrutturali, ovvero le possibilità di aumentare la capacità delle nostre aziende di allacciarsi alla rete della distribuzione e del trasporto del gas naturale. Questo lo dico perché oggi, a Biogas Italy, stiamo presentando il percorso fatto in 20 anni di Consorzio Italiano Biogas, un percorso che vede unite le imprese agricole pioniere del settore di questa tecnologia, ma anche le industrie che dal punto di vista produttivo rappresentano una delle eccellenze del Made in Italy italiano. Da sempre l’Italia ha esportato tecnologie in grado di distribuire, trasportare e gestire il gas naturale, quindi sono aziende che possono gestire molto bene anche il biometano”.

Perché allora è importante l’aspetto infrastrutturale legato all’innovazione? “Perché – ha spiegato il presidente di CIB – le regole con cui vengono gestiti questi aspetti sono state cambiate con lungimiranza nella recente finanziaria dal Governo, permettendo così anche alle nostre imprese l’immissione nella rete di distribuzione che poi avverrà nella pratica attraverso cabine di ripompaggio collegate alla rete del trasporto”.

“Quindi, tutte tecnologie esistenti, ma un sistema regolatorio che va potenziato perché se vogliamo andare a prendere questo bacino di gas rinnovabile e di energia verde che è rappresentato dalla corretta e sostenibile gestione dei sottoprodotti, degli effluenti zootecnici e delle culture di integrazione in agricoltura, non soltanto dobbiamo puntare l’attenzione sul sistema produttivo, ma anche lavorare molto come sistema Paese sull’aspetto infrastrutturale”, ha concluso Gattoni.

agricoltura

Il biogas è tra le dieci azioni di Farming For Future

Garantire un sistema alimentare sostenibile che permetta di utilizzare meno risorse tutelando la biodiversità e producendo di più con maggiore qualità e a costi più accessibili. Sono questi gli obiettivi di Farming For Future, il progetto avviato dal Consorzio Italiano Biogas per la conversione agroecologica dell’agricoltura italiana stimolata dalla diffusione del biogas agricolo, in accordo con gli obiettivi del Green Deal e le relative strategie di settore.

Farming For Future è una proposta che si declina in 10 azioni, delle quali 8 strettamente connesse all’agricoltura e ai suoi investimenti, mentre 2 sono di pertinenza dell’industria, quella del gas in primis.

  1. Energie rinnovabili in agricoltura: sostituire i combustibili fossili con fonti di energia rinnovabili per ridurre l’inquinamento e le emissioni;
  2. Azienda agricola 4.0: adottare tecniche di agricoltura e zootecnia avanzate per calibrare le risorse necessarie alle colture e allevamenti;
  3. Gestione dei liquami da allevamento: impiegare effluenti zootecnici e scarti agricoli nella digestione anaerobica per ridurre le emissioni e produrre bioenergie rinnovabili;
  4. Fertilizzazione organica: utilizzare fertilizzante organico (digestato) per restituire nutrienti al suolo e ridurre l’uso di fertilizzanti chimici;
  5. Lavorazioni agricole innovative: adottare tecniche avanzate di lavorazione del suolo e fertilizzazione organica per ridurre le emissioni dai suoli;
  6. Qualità e benessere animale: implementare tecniche agricole e zootecniche di eccellenza per migliorare la qualità e il benessere degli allevamenti;
  7. Incremento fertilità dei suoli: adottare le doppie colture per incrementare la cattura della Co2 e la fertilità dei suoli;
  8. Agroforestazione: integrare coltivazioni suoli legnose nei campi coltivati per aumentare la fotosintesi e la sostanza organica nei suoli;
  9. Produzione e uso di biomateriali: sviluppare e utilizzare materiali di origine biologica, naturali e rinnovabili;
  10. Biogas e altri gas rinnovabili: produrre metano e idrogeno rinnovabili dal biogas agricolo.

Il progetto punta a raggiungere un potenziale di produzione di 6,5 miliardi mc di biometano agricolo entro il 2030, all’abbattimento delle emissioni del settore agricolo del 32%, oltre a una ulteriore riduzione del 6% delle emissioni nazionali di Co2 legate all’uso di energia fossile.

Agricoltura come soluzione alla crisi energetica. Più biogas e biometano

Il superamento della crisi energetica può passare anche dall’agricoltura? Sì, ma è necessario l’allentamento dei vincoli burocratici che, da un lato costringono le imprese a produrre meno energia di quanto potrebbero e, dall’altro, rendono difficile lo sviluppo del biogas e del biometano. Ne è certo Piero Gattoni, presidente del Consorzio Italiano Biogas (CIB) – che rappresenta tutta la filiera della produzione di biogas e biometano in agricoltura – secondo il quale rimuovendo alcuni limiti burocratici, “gli impianti agricoli esistenti potrebbero garantire un incremento di produzione di 600 milioni di metri cubi di biogas nel mix energetico (pari a circa 15% dell’attuale produzione) da destinare al mercato elettrico”. L’immediata applicazione delle misure previste dal Pnrr, inoltre, spiega, “potrebbe garantire la produzione di oltre 4 miliardi di metri cubi di biometano al 2026, pari a circa il 30% dell’obiettivo del nostro Governo di sostituzione delle forniture di gas naturale importato dalla Russia”.

Secondo i dati dello Statistical report 2021 di EBA (European Biogas Association), inoltre, dal 2019 al 2020 c’è stata una crescita notevole del biometano in Europa e le previsioni sono rosee. Oggi, la produzione di biogas e biometano potrebbe coprire il 4,6% del fabbisogno in Ue ed entro il 2050 la percentuale potrebbe salire al 30%.

LA DIFFUSIONE DEL BIOGAS AGRICOLO

Attualmente in Italia ci sono 1700 impianti agricoli, che rappresentano l’84% degli impianti di biogas sul nostro territorio, per un potenza installata agricola di 1014 MW. Negli ultimi 10 anni lo sviluppo della digestione anaerobica ha fatto registrare 4,5 miliardi di euro di investimenti, creando 12mila posti di lavoro stabili.

SERVONO INVESTIMENTI

Ma allora cosa manca per agire? La filiera, assicura Gattoni, “è pronta a investire nel settore”, ma servono “misure ad hoc per aumentare la disponibilità di biogas da destinare alla produzione di energia elettrica degli impianti esistenti” e “accelerare l’emanazione dei decreti di attuazione del Pnrr sul biometano”.

LE OPPORTUNITÀ OFFERTE DAL PNRR

Il Pnrr rappresenta sicuramente una grande opportunità per il settore. Alla missione 2, la cosiddetta ‘Rivoluzione verde e transizione ecologica’, sono stati assegnati circa 60 miliardi di euro, cioè quasi un terzo (il 31%) dei 191 miliardi di euro del Piano complessivo. All’interno di questo capitolo, poco più di 23 miliardi di euro (il 34% del totale della missione 2) sono destinati alle energie rinnovabili e alla mobilità sostenibile. Ed è proprio qui che si inserisce lo sviluppo delle rinnovabili. Con il Pnrr si è aperta la possibilità di produrre biometano da destinare anche a settori diversi dai trasporti: per questo punto il piano di sviluppo prevede lo stanziamento di circa 1,92 miliardi di euro.

A PICCOLI PASSI

All’inizio di aprile nel decreto legge Energia è stata inserita una norma sul digestato equiparato, che ne ha riconosciuto il valore fertilizzante. “La possibilità di sostituire fertilizzanti chimici con digestato equiparato, un digestato agricolo utilizzato in modo ottimale – spiega Gattoni – consente di ridurre i costi a carico delle molte aziende agricole già fortemente provate dalla crisi economica in corso, di tutelare la fertilità dei suoli e di favorire davvero l’economia circolare in agricoltura, su cui il settore biogas e biometano è impegnato da oltre un decennio“. Ora si attende l’adozione del decreto FER 2, che introduce diversi incentivi per la realizzazione di impianti geotermici, a biomasse, a biogas, solare termodinamico ed eolico offshore.

biogas

La scommessa Ue sul biogas per l’indipendenza energetica

Diversificare i fornitori di gas, decarbonizzare le industrie e puntare sulle energie rinnovabili. Ma non solo. I piani della Commissione Europea per liberarsi dal gas e dagli altri combustibili fossili importati dalla Russia, prevedono anche di aumentare la produzione di biometano nell’UE, portando a 35 miliardi di metri cubi la produzione europea entro il 2030, sfruttando soprattutto fonti di biomassa sostenibili come i rifiuti e i residui agricoli. Dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, iniziata lo scorso 24 febbraio, la Commissione europea ha annunciato un piano ‘REPowerEU’ per rendere l’Europa indipendente dai combustibili fossili russi al più tardi entro il 2027, a cominciare proprio dal gas (che l’UE importa per oltre il 40% del proprio mix energetico). I “come e dove” di questa transizione saranno dettagliati in una comunicazione separata attesa a metà maggio da parte dell’Esecutivo comunitario, ma Bruxelles ha già anticipato nelle linee la sua strategia di attacco mettendo al centro di questo piano anche livelli più alti di biometano prodotto a livello europeo, nell’ottica dello sviluppo di un’economia più circolare.

Il biometano è un gas composto da metano ottenuto dalla purificazione del biogas. Un’alternativa ‘green’ e rinnovabile al gas naturale, che può essere usato tra le altre cose per la fornitura di riscaldamento ed elettricità per gli edifici e le industrie e la produzione di combustibili rinnovabili per i trasporti. L’ambizione di produrre 35 miliardi di metri cubi di biometano all’anno entro il 2030 in UE significa di fatto raddoppiare l’obiettivo proposto dall’Esecutivo europeo neanche un anno fa nel pacchetto sul clima ‘Fit for 55’, che fissava la cifra a 17 miliardi di metri cubi/l’anno nel quadro della revisione prevista della direttiva europea sulle energie rinnovabili.

La proposta della Commissione deve ancora passare al vaglio dei co-legislatori – Parlamento e Consiglio – ma potrebbe essere modificata ancora prima di essere approvata. L’obiettivo di produrre in Europa 35 miliardi di metri cubi di biometano rappresenta oltre il 20% delle attuali importazioni di gas dell’UE dalla Russia e può svolgere un ruolo importante nella strategia di diversificazione delle forniture energetiche all’UE. Secondo le stime provvisorie dell’Esecutivo comunitario, 35 miliardi di metri cubi di biometano possono andare a sostituire fino a 10 miliardi di metri cubi all’anno di gas russo importato entro il 2030, a cui si aggiungono i 25-50 miliardi di metri cubi che potrebbero essere sostituiti con 15 milioni di tonnellate di idrogeno rinnovabile prodotto nella Ue.

Secondo l’associazione europea del biogas (EBA), l’obiettivo di arrivare a 35 miliardi di metri cubi di biometano prodotto in Ue è realizzabile, anche se oggi secondo le loro stime gli Stati membri producono solo 3 miliardi di metri cubi di biometano all’anno. Un aumento fino a 35 miliardi di metri cubi richiede la mobilitazione di materie prime sostenibili di biomassa, principalmente rifiuti e residui, ma anche la costruzione di nuovi impianti per la produzione biometano. Nella strategia, che sarà dettagliata nella futura comunicazione, si legge che i piani strategici nazionali che gli Stati membri UE devono mettere a punto nel quadro della nuova politica agricola comune (la PAC) dovranno svolgere un ruolo chiave per sbloccare i finanziamenti al biometano prodotto da fonti di biomassa sostenibili, anche attraverso rifiuti e residui agricoli particolari.

Biogas

Cos’è e come si produce il biogas

Il biogas è un vettore strategico per la transizione energetica e per favorire il raggiungimento degli obiettivi europei di decarbonizzazione. Ma come viene prodotto e utilizzato?
La produzione di biogas avviene attraverso la digestione anaerobica, un processo naturale nel quale, in assenza di ossigeno, le sostanze organiche – grazie all’azione di diversi tipi di microrganismi specializzati – vengono trasformate, appunto, in biogas. Per farlo è necessario utilizzare la biomassa, cioè materiali residui di origine organica, vegetale – come gli scarti di produzione agricola – o animale. Il biogas così prodotto può essere impiegato per ricavare energia termica ed elettrica.

Il biogas è composto mediamente da metano (50-65%), da anidride carbonica e tracce di altri gas. La trasformazione del biogas in biometano avviene attraverso la rimozione – chiamata purificazione – dei gas presenti in piccole quantità (per esempio composti a base di zolfo) e successivamente attraverso la separazione dell’anidride carbonica dal metano (upgrading). Tra i metodi più usati per la rimozione dell’anidride carbonica: le membrane polimeriche, il lavaggio ad acqua, l’assorbimento chimico o fisico. Il biometano ha le stesse caratteristiche del metano di origine fossile e può quindi essere immesso nelle reti di distribuzione del gas naturale e/o utilizzato nel settore trasporti.

 

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