In Irlanda l’eolico che non ti aspetti: l’energia è prodotta dagli aquiloni

Sulla ventosa costa occidentale dell’Irlanda, alcuni ricercatori fanno volare enormi aquiloni, ma non per divertimento, bensì per produrre elettricità rinnovabile. “Utilizziamo un aquilone per catturare il vento e un generatore alla sua base cattura l’energia”, spiega all’Afp Padraic Doherty, dell’azienda olandese Kitepower, promotrice del progetto.

Un modello di 60 metri quadrati è appena uscito da un hangar nel sito di prova di Bangor Erris, una piccola città nella contea di Mayo, inaugurato nel settembre 2023. Un team trasporta il dispositivo fino al generatore, prima di collegarlo con un cavo. L’aquilone, dotato di un sistema di corde e carrucole, si libra in aria e funziona come uno “yo-yo o un mulinello da pesca”, spiega Padraic Doherty. Può raggiungere un’altitudine di 400 metri, prima di ridiscendere a 190. Un movimento ripetuto che genera circa 30 kilowatt all’ora.

L’energia prodotta viene immagazzinata in batterie simili a quelle utilizzate per i pannelli fotovoltaici. Secondo i suoi progettisti, un solo aquilone sarebbe sufficiente per ricaricare una batteria da 336 kilowattora. “Si tratta di una quantità di energia significativa, sufficiente per alimentare un avamposto isolato, una piccola isola, una stazione polare o persino un cantiere edile”, afferma Andrei Luca, responsabile delle operazioni presso Kitepower.

Le coste tempestose dell’Irlanda, il cui governo sta cercando di ridurre la dipendenza dal petrolio e dal gas, sono un terreno di gioco ideale per testare questa nuova tecnologia, denominata “energia eolica aerea”.

“Stiamo assistendo a una rivoluzione nell’energia eolica”, assicura Andrei Luca, mentre il suo team controlla la traiettoria dell’aquilone con un software di pilotaggio. Secondo Padraic Doherty, uno dei principali vantaggi del sistema è la sua rapida messa in funzione: “Possiamo installarlo in 24 ore e portarlo ovunque”. Inoltre, a differenza delle “turbine eoliche tradizionali”, non richiede “fondazioni costose in termini di denaro, tempo ed energia”, aggiunge.

Il suo socio Andrei Luca riassume: l’aquilone è “molto meno invasivo dal punto di vista paesaggistico, produce energia pulita e non dipende da una catena di approvvigionamento di combustibile per funzionare”.

Una dimostrazione della sua efficacia si è avuta a gennaio, durante la tempesta Eowyn, che ha causato importanti interruzioni di corrente in tutto il Paese: l’aquilone “ha fornito elettricità ininterrotta prima, durante e dopo la tempesta”, afferma Luca.

L’energia eolica è da tempo considerata un settore promettente in Irlanda. Tuttavia, la diffusione su larga scala delle turbine, sia terrestri che marine, è ostacolata da ritardi amministrativi e dai limiti di capacità della rete elettrica. Il governo punta a raggiungere 20 gigawatt di eolico offshore entro il 2040 e almeno 37 entro il 2050. Nel 2024, secondo Wind Energy Ireland (WEI), la principale lobby del settore, i parchi eolici hanno fornito circa un terzo dell’elettricità del Paese.

Per Mahdi Salari, ricercatore presso l’University College di Cork, nel sud del Paese, la capacità degli aquiloni di catturare i venti in quota con poche infrastrutture “li rende particolarmente adatti ad ambienti isolati, in mare o ad usi mobili”. Riconosce tuttavia che Kitepower dovrà affrontare sfide in materia di “normativa, sicurezza e affidabilità del sistema”. Ma secondo lui, questa tecnologia potrebbe affermarsi laddove “la disponibilità di terreni, i costi o i vincoli logistici frenano lo sviluppo delle turbine eoliche tradizionali”.

L’etichettatura sulle bevande alcoliche: Bruxelles in cerca di una soluzione

L’etichetta della discordia. Si è aperta a Bruxelles la partita sull’etichettatura delle bottiglie di vino – ma anche di birra e di tutti gli alcolici commercializzati – e a Bruxelles si cerca una soluzione. Con la decisione dell’Irlanda di mettere in guardia i consumatori sui rischi del consumo di alcol e con il silenzio-assenso da parte della Commissione Europea, tra gli Stati membri è in corso un confronto sugli health warning e sulle modalità più corrette (o efficaci) di fornire informazioni a chi prende in mano una bottiglia di qualsiasi sostanza alcolica.

Tutto è nato con la notifica dell’Irlanda il 21 giugno dello scorso anno alla Commissione Europea e agli altri 26 Paesi membri dell’intenzione di introdurre nuove norme e regolamenti sull’etichettatura delle bevande alcoliche sul suo territorio nazionale. La proposta di Dublino include avvertenze sanitarie obbligatorie (sia visive sia testuali) sulle etichette delle bottiglie, a proposito della pericolosità del consumo di alcol e il suo legame con i tumori mortali. Non abuso, ma consumo. Anche se, per quanto riguarda la prevenzione oncologica, “il livello più sicuro di consumo di alcol non esiste“, come rileva l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e riconosce anche la risoluzione del Parlamento Ue del 16 febbraio 2022 sulla strategia europea anti-cancro. Avvertenze come ‘Il consumo di alcol provoca malattie del fegato’ e ‘Alcol e tumori mortali sono direttamente collegati’ potrebbero essere stampate sulle etichette di bottiglie di vino, birra, liquori o superalcolici, prendendo come ispirazione quelle dei pacchetti di sigarette.

Nel periodo di sei mesi previsto dal Regolamento Ue 1169 del 2011 sulla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori – in cui la Commissione ha avuto anche la possibilità di consultare il Comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali – sono emersi i “pareri circostanziati sfavorevoli” di nove Stati membri, tra cui Francia e Italia. A questo si è aggiunta un’interrogazione scritta al gabinetto von der Leyen da parte dell’eurodeputato francese Brice Hortefeux (Partito Popolare Europeo), in cui è stata denunciata una “chiara violazione dell’integrità del Mercato interno“. La normativa sembrerebbe violare le norme armonizzate sulle bevande alcoliche a livello europeo, in particolare quelle legate all’etichettatura nella revisione del Regolamento Ue 1308 del 2013 sull’organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli, avviata nel dicembre 2021 nell’ambito della Politica agricola comune (Pac): “Gli Stati membri dovrebbero adottare misure atte a garantire che i prodotti non etichettati in conformità di tale regolamento non siano immessi sul mercato“.

Il silenzio-assenso dell’esecutivo comunitario è durato fino alla scadenza del periodo di moratoria di sei mesi previsto dalla normativa e dal 22 dicembre l’Irlanda è autorizzata da Bruxelles ad apporre etichette con health warning sulle bottiglie di alcolici. Il via libera non è ancora definitivo, perché Dublino dovrà essere autorizzata anche dall’Organizzazione mondiale del commercio (Oms) per commercializzare a livello internazionale le nuove bottiglie. Dopo le polemiche scoppiate in particolare in Italia a gennaio, un gruppo di Stati membri capeggiato da Roma sta cercando di spingere l’Irlanda a fare un passo indietro e trovare una soluzione di compromesso, che possa essere accettabile anche dai Paesi tradizionalmente esportatori di vino. Con l’appoggio di Spagna e Francia – e con l’interlocuzione di Portogallo e Grecia – l’Italia pensa a ‘un’etichetta salutista’ più simile a un bugiardino per i medicinali, con i pro e i contro dell’assunzione di alcol.

Vino

Vino, Lollobrigida promette battaglia: “Etichettatura Irlanda inaccettabile”

Qualunque iniziativa che preveda uno “stigma” sugli effetti del vino per la salute umana è “inaccettabile“. Sulla decisione dell’Irlanda di etichettare le bottiglie di vino con fini legati alla difesa della salute Francesco Lollobrigida è tranchant.

Lunedì a Bruxelles, durante l’Agrifish, incontrerà l’omologo irlandese Charlie McConalogue: “Gli esporrò le nostre ragioni, fiducioso di trovare punti di condivisione e superare le divisioni sulle vedute“, fa sapere. Poi affonda: “Lo aiuterò regalandogli una bottiglia di vino in modo che possa constatare che non abbiamo alcuna intenzione di danneggiargli la salute“.

La battaglia in Europa è annunciata: “Non accetteremo mai sistemi di etichettatura degli alimenti che, come il Nutriscore, producono effetti discriminatori verso le eccellenze alimentari alterando il mercato e condizionando le persone“, assicura. Per il governo Meloni è in discussione la tutela della qualità dei prodotti italiani. L’impressione è che chi propone questo sistema di etichettatura, ribadisce Lollobrigida, “nasconda dietro l’alto richiamo alla tutela della salute umana un più pratico intento a impedire ai prodotti di eccellenza italiani, quale è il vino, di affermarsi sul proprio mercato”.

Il complesso di obblighi per la creazione di una etichettatura specifica per i prodotti destinati al mercato irlandese potrebbe per il ministro di Fratelli d’Italia portare le nostre aziende ad abbandonare quel mercato o a dissuadere gli operatori nel farvi ingresso. Ma le restrizioni che impediscono direttamente o indirettamente gli scambi presenti o potenziali all’interno dell’Unione europea sono, ricorda, “vietate dai trattati dell’Unione“. E’ per questo motivo che il 12 gennaio l’Italia ha inviato una lettera al commissario europeo del mercato interno Thierry Breton denunciando gli effetti distorsivi che l’iniziativa irlandese avrebbe per il mercato.

Ma l’intenzione del ministro dell’Agricoltura è “ristabilire la verità“, rivendica. Perché la misura irlandese, afferma, non è giustificata da nessuna evidenza scientifica. E’ vero, invece, che i rischi di salute per i consumatori dipendono dalle modalità di consumo, dal regime alimentare, dallo stile di vita. Da qui, l’intenzione di promuovere una serie di studi insieme al ministro della Salute Orazio Schillaci sugli effetti del consumo degli alimenti. Non solo: è stato aperto un canale diplomatico con i ministri dell’Agricoltura di Francia e Spagna, “danneggiati anche loro da questo tipo di indicazione“, per promuovere azioni condivise allo scopo di ribadire la necessità di lavorare sulla distinzione tra abuso e consumo responsabile di alcol.

Non può passare una norma del genere. Posso dirlo? Una norma del genere mette in discussione l’Europa, gli Stati uniti d’Europa. In America non succederebbe mai“, tuona il governatore Veneto Luca Zaia. La sua è tra le Regioni che esportano di più. “I Paesi che vogliono imporre questa norma sono quelli del Nord, che non hanno agricoltura e quindi devono inventarsi qualcosa. È uno scontro che va avanti da decenni“, lamenta. Da Bruxelles “ne arriva una al giorno“. Il riferimento è “ai grilli, agli insetti, alle larve… che poi: anche questi faranno male in dosi eccessive, no? Lo scriveranno sulle etichette? Di questo passo mi aspetto la stretta anche sui formaggi: anche di questi siamo tra i maggiori produttori mondiali“. Dal Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, governatore e presidente della Conferenza delle Regioni, assicura l’impegno dei territori: “Siamo i primi produttori al mondo di vino. E’ una nostra eccellenza e intendiamo difenderla per evitare danni alla produzione e all’immagine internazionale delle nostre aziende. Pensare di ridurre il consumo di alcolici attraverso etichette-allarmistiche è “superficiale e sbagliato“, spiega. Così, insiste, “si mette in discussione la stessa qualità dei nostri vini, che è fatta di ricerca, cultura e passione”.

Vino, Lollobrigida promette barricate in Ue: “Le bugie nuocciono alla salute”

“Non tollerabile”. Così il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida definisce il via libera della Commissione europea alla decisione dell’Irlanda di etichettare come pericolose per la salute le bevande alcoliche (quindi anche il prezioso vino Made in Italy), sottolineando che stigmatizzare il vino serve a indirizzare il consumatore verso altri prodotti, magari iper-processati, come le bevande ad alta presenza di zuccheri, oppure a convincere che tra un vino da 13-14 vino e i distillati a 60-70 gradi non ci sia differenza, a difendere le loro produzioni dalle espansioni del buon vino”. E, senza mezzi termini, dichiara: “Sono le bugie che nuocciono gravemente alla salute”.

Il ministro si esprime anche in merito al cibo sintetico, prendendo parte proprio all’evento organizzato dalla Coldiretti contro questa ‘minaccia’ che Lollobrigida non fatica a definire “barbarie, non è progresso”.
Per poi proseguire: “Non ci convincerà mai nessuno che un prodotto iper-processato sia davvero utile alla salute dell’uomo e all’economia della nostra nazione” e promettendo barricate in Europa per difendere questa posizione. “In Europa ci siamo trovati che per tanti anni alcuni paesi facevano gli interessi per le proprie filiere e altri, come l’Italia, che facevano l’interesse per un utopico modello europeo che non esisteva, ce ne siamo accorti con le politiche energetiche e con la fase iniziale del Covid. L’Europa va ricostruita”, insiste.

L’agroalimentare italiano è sotto attacco, denuncia Coldiretti. Aggredito, appunto, dalle prime richieste di autorizzazione alla messa in commercio di carne, pesce e latte sintetici, dalla minaccia delle etichette allarmistiche sul vino, dal semaforo del Nutriscore che boccia le eccellenze del nostro Paese, dalla difesa delle denominazioni più tipiche con l’attesa sentenza sul Prosek, una “palese imitazione del Prosecco che è il vino più venduto a livello mondiale”.
Nel 2023 potrebbero essere già presentate le prime richieste di via libera all’arrivo sulle tavole in Europa per la carne prodotta in laboratorio come novel food dopo il via libera della Fda negli Stati Uniti. Una “minaccia letale” per Ettore Prandini, sia per l’agricoltura italiana, sia per la salute dei consumatori e la biodiversità del pianeta, contro la quale sono state già raccolte quasi 400mila firme. È stata invece rinviata almeno all’autunno 2023 la presentazione della proposta di regolamento a conferma delle perplessità sull’etichetta a colori manifestate dall’Italia e da altri Paesi. Il Nutriscore è infatti un sistema di etichettatura “fuorviante, discriminatorio e incompleto”, denuncia Coldiretti, che “finisce paradossalmente per escludere dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle tavole per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta”.
I sistemi allarmistici di etichettatura a semaforo si concentrano esclusivamente su un numero molto limitato di sostanze nutritive (ad esempio zucchero, grassi e sale) e sull’assunzione di energia senza tenere conto delle porzioni, escludendo paradossalmente dalla dieta l’85% in valore del Made in Italy a denominazione di origine.