Mattarella: “Ripugnante chi nega la pace”. E ai giovani dice: “Siate esigenti, sceglietevi il futuro”

Photo credit: Quirinale

 

Il Colle chiude il 2025 delle istituzioni. Sceglie la pace e il ponte generazionale tra gli 80 anni della Repubblica e il futuro dell’Italia, i giovani, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per il suo messaggio di fine anno.

Quindici minuti circa, in piedi, nella Studio alla Vetrata, sala del Quirinale dove è solito ricevere e incontrare i capi di Stato e di governo in visita. Alla sua sinistra il manifesto iconico del 2 giugno 1946, quando il Paese scelse la Repubblica, che il prossimo taglierà il traguardo degli 80 anni. Alla sua destra, invece, una copia della Costituzione, che resta la bussola della nostra democrazia.

Lo scenario internazionale è il primo tema toccato da Mattarella, che riconosce: “Si chiude un anno non facile. Tutti ne abbiamo ben presenti le ragioni e, come sempre, speriamo di incontrare un tempo migliore”. Che ha un obiettivo, anzi un’aspettativa principale: la pace. “Di fronte alle case, alle abitazioni devastate dai bombardamenti nelle città ucraine, di fronte alla distruzione delle centrali di energia per lasciare bambini, anziani, donne, uomini al freddo del gelido inverno di quei territori, di fronte alla devastazione di Gaza, dove neonati al freddo muoiono assiderati, il desiderio di pace è sempre più alto e diviene sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte”, è il messaggio che lancia il presidente della Repubblica. Che ricorda come la pace sia “in realtà, un modo di pensare: quello di vivere insieme agli altri, rispettandoli, senza pretendere di imporre loro la propria volontà, i propri interessi, il proprio dominio”. Citando, poi, Papa Leone XIV accoglie l’invito a “disarmare le parole”.

Gli altri grandi argomenti che Mattarella tocca, in un certo senso, si intrecciano e si collegano. Perché nel 2026 la nostra Repubblica compirà 80 anni, “pochi se guardati con gli occhi della grande storia”, per cui dovrà andare avanti ancora a lungo. Con i giovani di oggi, chi altri sennò. A loro, infatti, si rivolge ricordando le conquiste di questi otto decenni, a partire dal voto alle donne “che diede alla Repubblica un carattere democratico indelebile, avviando un percorso, ancora in atto, verso la piena parità”. Ma ci fu anche una stagione di grandi riforme, come quella agraria o il Piano casa, che riporta la mente ai giorni d’oggi con “le difficoltà delle giovani coppie a trovare casa oggi nelle nostre città. Un ponte ideale nelle generazioni, che Mattarella percorre e ripercorre come se fossero fotografie di un album di famiglia. Una qualsiasi famiglia, perché “la Repubblica siamo noi. Ciascuno di noi”: chi ha reso possibile il miracolo economico o lo Statuto dei lavoratori, che riconosce diritti e richiama alla “irrinunziabile sicurezza sul lavoro e all’equità delle retribuzioni”. Lo sono il Servizio sanitario nazionale e il sistema previdenziale esteso a tutti. “Condizioni da preservare di fronte ai cambiamenti di ogni tempo”, avverte il capo dello Stato.

Tutte tessere di un mosaico che ha permesso all’Italia di trasformarsi da “una società con un basso livello di istruzione, con alti tassi di emigrazione” in “uno dei Paesi più forti nella manifattura e nell’esportazione”. Apprezzato in tutto il mondo per le arti, lo stile di vita, la bellezza dei nostri territori ma anche la cultura del buon cibo e del vino “che diventa patrimonio internazionale”.

La Repubblica è anche la stagione delle stragi e del terrorismo, dove però le “istituzioni si dimostrano più forti del terrore”, grazie “all’unità delle forze politiche e sociali, capaci di difendere i principi fondativi”. La Repubblica è anche la lotta alla criminalità, che ha i volti di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, “simboli della legalità” che ispirano in Italia e oltre i confini a tanti anni dai loro barbari assassinii. La Repubblica “è una storia di successo nel mondo” di cui “possiamo e dobbiamo esserne orgogliosi”, ricorda Mattarella.

Il presidente della Repubblica indica nella Coesione sociale nella libertà e democrazia “la nostra vera forza, il segreto che “ci ha consentito di fare dell’Italia il grande Paese che è oggi”. Ma perché questo continui a essere il motore del nostro sviluppo occorre affrontare le sfide del nostro tempo: “Vecchie e nuove povertà (che ci sono e vanno contrastate con urgenza), diseguaglianze, ingiustizie, comportamenti che feriscono il bene collettivo come corruzione, infedeltà fiscale, reati ambientali: crepe che rischiano di compromettere proprio quello che consideriamo un bene prezioso di cui disponiamo”, avvisa Mattarella.

L’insieme di questi temi compongono il messaggio ai cittadini di oggi, che sono sia i giovani di ieri sia il futuro dell’Italia. E alle nuove generazioni, chiudendo il cerchio, si rivolge nella chiusura del suo discorso, partito con la pace come aspettativa. “Nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia. Desidero ricordarlo a tutti noi e rivolgermi, particolarmente, ai più giovani”, dice il presidente della Repubblica. Che supera la barriera dello schermo, che sia di un televisore o uno smartphone, per dire alle nuove generazioni, senza filtri: “Qualcuno, che vi giudica senza conoscervi davvero, vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi. Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna”. Buon 2026, Italia. Firmato Sergio Mattarella, il presidente della Repubblica di “ciascuno di noi”.

La Costituzione da 75 anni bussola degli italiani. Dal 2022 introdotta la tutela ambientale

Settantacinque anni fa gli italiani scoprirono un nuovo modo di vivere la loro quotidianità. Era il 1° gennaio del 1948, infatti, quando entrò in vigore la Costituzione. L’Italia usciva da una guerra profonda e dolorosa, che aveva messo in ginocchio il Paese, la sua economia, il suo tessuto sociale. Nel suo discorso di fine anno, Sergio Mattarella ha dedicato ampio spazio alla Repubblica, con parole decise e visione prospettica. “La Costituzione resta la nostra bussola, il suo rispetto il nostro primario dovere; anche il mio”, ha detto sopra tutto il capo dello Stato.

Dalla firma in calce posta dall’allora capo dello Stato provvisorio, Enrico De Nicola, il 27 dicembre del 1947, ultimo atto dopo l’approvazione da parte dell’Assemblea costituente, avvenuta il 22 dicembre dello stesso anno, sono stati svariati i tentativi di cambiare la Carta fondamentale della Repubblica. Ma in 75 anni sono state solo 16 le modifiche approvate, quasi sempre per aggiornarla ai tempi. Non a caso le ultime due riguardano temi che ormai sono parte integrante della vita di ogni italiano: l’11 febbraio del 2022 è stata introdotta la tutela dell’ambiente in Costituzione adeguando articoli 9 e 41, mentre lo scorso 7 novembre, con la modifica all’articolo 119, è stato aggiornato il riconoscimento delle peculiarità delle Isole e il superamento degli svantaggi derivanti dall’insularità.

Tutti segni (e segnali) che la Carta è davvero il faro da osservare durante le tempeste della storia. Che non è intoccabile, ma bisogna saperla ‘maneggiare’ con cura per evitare di stravolgere la vita del Paese. Non sempre, infatti, i tentativi di modificarla sono andati a buon fine, spesso per volontà popolare con i referendum bocciati (anche sonoramente) dagli elettori.
Ma questo fa parte della vita democratica del Paese. Come ricordato proprio dal capo dello Stato: “La Repubblica siamo tutti noi. Insieme. Lo Stato nelle sue articolazioni, le Regioni, i Comuni, le Province. Le istituzioni, il Governo, il Parlamento. Le donne e gli uomini che lavorano nella pubblica amministrazione. I corpi intermedi, le associazioni. La vitalità del terzo settore, la generosità del volontariato”, ha detto Mattarella. Ricordando che “la Repubblica, la nostra Patria, è costituita dalle donne e dagli uomini che si impegnano per le loro famiglie”.

Non solo: “La Repubblica è nel senso civico di chi paga le imposte perché questo serve a far funzionare l’Italia e quindi al bene comune”, è “nel sacrificio di chi, indossando una divisa, rischia per garantire la sicurezza di tutti. In Italia come in tante missioni internazionali”. La Repubblica, ha aggiunto Mattarella, “è nella fatica di chi lavora e nell’ansia di chi cerca il lavoro. Nell’impegno di chi studia. Nello spirito di solidarietà di chi si cura del prossimo. Nell’iniziativa di chi fa impresa e crea occupazione”.
Un monito e uno sprone, perché la Repubblica vive della partecipazione di tutti”. Ed “è questo il senso della libertà garantita dalla nostra democrazia. È anzitutto questa la ragione per cui abbiamo fiducia”.
Nel 2023, nel futuro dell’Italia, nel 75esimo anno dall’entrata in vigore della Costituzione.