Oggi il decreto sui Campi Flegrei in Cdm. Musumeci: “Facciamo il pane con la farina che abbiamo”

Lo aveva annunciato martedì e ora il ministro della Protezione Civile, Nello Musumeci, è pronto a portare in Cdm il decreto legge dedicato ai Campi Flegrei, i cui obiettivi sono stati condivisi con la Regione Campania, i Comuni e tutti gli enti locali del territorio. Un atto normativo che, secondo fonti di governo, dovrebbe prevedere anche un piano di esodo in caso di eventi di bradisismo particolarmente intensi. Si tratta, spiega il ministro, del primo provvedimento che “ci sentiamo di adottare dopo decenni e decenni di distrazione”, visto che il fenomeno in quell’area è conosciuto da millenni.

Già nel dopoguerra – dice Musumeci – andava impedita la costruzione in alcune aree vulnerabili, invece quella è una delle zone più antropizzate”. Ma, assicura, “è imprudente” ipotizzare oggi l’abbattimento degli edifici. Insomma, “c’è stata incuria, scarsa conoscenza, sottovalutazione del fenomeno. Certo è che ora dobbiamo fare il pane con la farina che abbiamo. Questa è la realtà”.

Una realtà che i sindaci conoscono bene e che hanno portato in audizione in commissione Ambiente alla Camera. Più risorse economiche e più personale per il monitoraggio degli edifici, un maggior coinvolgimento della popolazione nella fase di comunicazione del rischio, per tutelare la sicurezza dei cittadini, ma anche per difendere il lavoro e il turismo, sono le richieste dei Comuni che, assicura Musumeci, “non saranno lasciati soli”.

Ma non solo. Il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, così come i rappresentanti di Pozzuoli, Quarto, Bacoli, Monte di Procida, Giugliano e Marano, chiedono “poteri sostitutivi” da assegnare ai Comuni per migliorare le attività di controllo degli edifici. C’è naturalmente “un problema di personale e di risorse”, anche perché, ribadisce il primo cittadino partenopeo “spesso è difficile far intervenire i privati dove ci sono situazioni di possibile rischio sulle strade, quindi andrebbero utilizzati poteri sostitutivi per fare in modo che si possa intervenire su edifici abbandonati o plurifrazionati”. Soldi in più, quindi, e strumenti.

E c’è un aspetto verso cui tutti guardano, che è l’importanza della comunicazione e dell’informazione “scientificamente corretta” ai cittadini. Farsi prendere dal panico, dice Musumeci, è “il metodo meno adatto per affrontare una situazione che non si arresterà tra una settimana o tra un mese, perché dura da secoli e temo continuerà ad andare avanti”. Per i sindaci dei Campi Flegrei, anche se le scosse di questi giorni – l’ultima di magnitudo 2.6 – non sono il segnale di “una possibile eruzione”, la popolazione deve essere al corrente di ciò che accade, bambini e ragazzi delle scuole compresi.

Ecco allora la necessità – su cui sta lavorando il governo – di aggiornare “anche con maggiori dettagli, il piano di evacuazione ed emergenza, facendo qualche esercitazione”. Già, perché, il piano predisposto dalla protezione civile, così com’è non potrebbe essere applicato perché dovrebbe mettere la popolazione, spiega il ministro Musumeci, “nelle condizioni di poter raggiungere in un tempo X, il luogo Y. Per poterlo fare servono le arterie necessarie”. Cioè via di fuga libere, ma che, oggi, non sempre lo sono, visto che, ad esempio “come a Pozzuoli, ci sono dei lavori in corso. Serve quindi fare un monitoraggio – dice Manfredi – su quelle non disponibili” e da lì rivedere il piano.

Tremano ancora i Campi Flegrei. Nuova scossa di magnitudo 4, tra le più forti degli ultimi 40 anni

Non si ferma lo sciame sismico dei Campi Flegrei. Alle 22.08 di lunedì 2 ottobre, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha registrato una scossa di magnitudo 4 a una profondità di 3 chilometri e, poche ore dopo, alle 4.15, una nuova scossa di magnitudo 2.2. Dopo quello del 27 settembre scorso, si tratta del sisma più forte mai registrato nella zona negli ultimi 40 anni. Molta paura in tutta la zona, compresa la città di Napoli, dove in tanti sono scesi in strada. I vigili del fuoco sono intervenuti immediatamente dopo aver ricevuto segnalazioni di danni su alcuni edifici nella zona di Pozzuoli, dove sono caduti alcuni calcinacci. Nessuna persona è, fortunatamente, rimasta coinvolta.

Negli ultimi due anni sono state localizzate nella zona dei Campi Flegrei 4987 scosse di terremoto, segno della continuità attività di tutta l’area a ovest di Napoli, che include i comuni di Bacoli, Monte di Procida, Pozzuoli, Quarto, Giugliano in Campania e anche parte dello stesso capoluogo partenopeo.

La situazione, come spiega a GEA Roberto Isaia, vulcanologo dell’Osservatorio Vesuviano dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologiaè in evoluzione” e fa parte di “una crisi bradisismica che dura da 15 anni. E’ iniziata nel 2005 con una piccola deformazione e precedentemente da alcune variazioni della composizione dei gas fumaroli nella zona centrale della solfatara. Queste deformazioni vanno avanti, con tassi più lenti rispetto alla precedente crisi del 1982-1984, ma non si sono mai fermate“.

Il sistema di monitoraggio, dice l’esperto, “non registra segnali che possono essere associati in modo diretto alla presenza di masse e fluidi nei primi 2-3 chilometri, ma non si esclude che piccoli corpi magmatici si possano essere mossi e rilascino questa ulteriore quantità di gas“. Per lsaia, quindi, la situazione “va controllata e monitorata ed è necessario incrociare tutti i dati disponibili, quelli sulla sorveglianza e gli studi” per avere un quadro in tempo reale di ciò che sta accadendo.

Il rischio zero, insomma, “non esiste“, ribadisce il ministro della Protezione civile, Nello Musumeci, secondo il quale è necessaria “massima attenzione” da parte di tutti, tanto che “il testo del decreto legge” ad hoc “è in dirittura d’arrivo”. Gli uffici del dipartimento stanno definendo gli ultimi passaggi formali e il ministro “conta entro pochi giorni di portarlo all’esame del Consiglio dei ministri“. Musumeci ha incontrato l’assessore alla Protezione civile della Regione Campania, Mario Morcone, per la condivisione di alcuni obiettivi contenuti nel provvedimento ed è stato chiesto alla commissione nazionale Grandi rischi, del Sistema nazionale di Protezione civile, di “farci conoscere l’analisi della comunità scientifica relativa alla situazione aggiornata dell’area interessata dal punto di vista sismico e bradisismico”. “Non stiamo trascurando alcun elemento“, assicura il ministro.

La dinamica dei Campi Flegrei è costantemente osservata dalle reti di monitoraggio dell’Osservatorio Vesuviano. I parametri geofisici e geochimici analizzati indicano che è in corso, ormai da tempo, il sollevamento del suolo – il cosiddetto bradisismo – che presenta nell’area di massima deformazione al Rione Terra una velocità media di circa 15 mm/mese dagli inizi del 2023.

La crisi, spiega Isaia, “non si è mai fermata” e ogni nuova fase riparte da dove si è conclusa quella precedente. Anche se per un lungo periodo non vengono registrati movimenti significativi, quindi, se la crisi ricomincia lo fa su una zona già stressata. L’energia si accumula e viene rilasciata. Come e quando è difficile prevederlo.

I Campi Flegrei, infatti, non sono caratterizzati da un unico edificio vulcanico principale, ma sono piuttosto un campo vulcanico attivo da più di 80.000 anni, con diversi centri vulcanici situati all’interno e in prossimità di un’area depressa chiamata caldera Ecco perché, dice il vulcanologo, nel caso di eruzione “non è possibile sapere dove avverrà l’apertura della bocca“. Isaia parla di “incertezza“. La caldera, dice, “non è come un vulcano, che ha un cono principale di apertura“, quindi un’eventuale apertura potrebbe avvenire in un’area compresa tra 3 e 5 chilometri circa.

terremoto

Sisma di magnitudo 4.8 nel Mugello: nel Forlivese si temono centinaia di sfollati

Torna la paura nel centro Italia. Una scossa di terremoto di magnitudo 4.8 ha fatto tremare Firenze e molte zone dell’Appennino tra Toscana ed Emilia Romagna prima dell’alba, alle 5.10.  I danni, al momento, sono lievi. Le criticità maggiori si sono registrate nel Forlivese, in Romagna, dove molti edifici sono risultati inagibili. “Temiamo centinaia di sfollati” ha fatto sapere il presidente della provincia di Forlì-Cesena e sindaco di Cesena, Enzo Lattuca.  L’epicentro del terremoto – si legge nella nota Ingv – è stato individuato a circa 3 km a Sud Ovest del comune di Marradi (FI), circa 42 km circa a nord di Firenze. Per il presidente della Toscana, Eugenio Giani, sono state decine di scosse registrate nella zona di Marradi da quella più forte delle 5.10, “uno sciame sismico ancora in corso”.

A Marradi è stata evacuata una Rsa per anziani, per precauzione, dopo che sono state rilevati alcuni problemi all’edificio. Gli ospiti della Rsa saranno trasferiti nelle strutture vicine per garantire la prossimità ma al tempo stesso sono già pronte per la accoglienza anche strutture presenti in altre zone del territorio aziendale della Asl Centro. Nei due paesi più colpiti dal sisma, Marradi e Borgo San Lorenzo, i sindaci annunciano intanto per la giornata di oggi la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado in via precauzionale.La paura è stata tanta e forte, ci sono molti cittadini ancora in strada”, ha spiegato il sindaco di Marradi Tommaso Triberti, a Sky Tg24. Scuole chiuse anche nel Ravennate e nella provincia di Forlì-Cesena. La scossa è stata avvertita anche in Emilia Romagna. Nella valle del Lamone, “temiamo che il bilancio delle famiglie sfollate possa essere di alcune centinaia di nuclei“, come ha spiegato il presidente della provincia di Forlì-Cesena e sindaco di Cesena, Enzo Lattuca sui social. Nella zona “sono stati riscontrati danni agli immobili pubblici”. “I colleghi sindaci – ha aggiunto – stanno ora provvedendo ad assicurare una prima ospitalità e un’idonea sistemazione alle decine di famiglie rimaste fuori dalle proprie abitazioni”. Per quanto riguarda il Comune di Tredozio, il più colpito nel territorio della provincia di Forlì-Cesena, “si rilevano danni agli edifici della scuola, del palazzo comunale e di parte della struttura residenziale per anziani. Ulteriori danni si sono registrati anche nei comuni di Rocca San Casciano, Castrocaro, Portico di Romagna e San Benedetto, Dovadola e Modigliana”. Sempre a Tredozio, inoltre, “sono in corso verifiche circa le condizioni di agibilità di oltre 140 edifici e con lo scopo di garantire la ripartenza delle attività scolastiche e una piena funzionalità del Comune si lavora all’installazione di strutture e moduli abitativi in cui potranno essere collocate queste attività”. Qui, la Regione sta montando strutture temporanee che ospiteranno le persone sfollate dalle proprie abitazioni. In generale, i tecnici della Regione Emilia-Romagna, insieme ai Vigili del Fuoco, stanno effettuando tutti i sopralluoghi opportuni per verificare le condizioni di sicurezza degli edifici pubblici e privati.

Intanto il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, fa il punto del trasporto ferroviario: ritardi e cancellazioni per verifiche di stabilità, interrotte la linea Pontassieve-Borgo S. Lorenzo da Pontassieve e la Firenze-Faenza fino a Vaglia. L’Alta velocità tra Firenze e Bologna è tornata regolare. La circolazione rimane sospesa in via precauzionale sulla linea Firenze-Faenza tra Borgo San Lorenzo e Marradi. Circolazione tornata regolare sulla linea Pontassieve-Borgo San Lorenzo.

Il Marocco conta oltre 2700 vittime per il terremoto. Ue stanzia un milione di euro

Duemilasettecento: è l’ultimo bilancio, ancora provvisorio, delle vittime del terremoto che ha travolto il Marocco, a sud-ovest della città turistica di Marrakech. A questi, si aggiungono almeno 2500 feriti, secondo gli ultimi dati pubblicati dal ministero dell’Interno. Ma questi numeri sono destinati a salire. I soccorritori continuano le operazioni di ricerca dei sopravvissuti ancora intrappolati sotto le macerie, in particolare nei villaggi della provincia di Al-Haouz. Il sisma, che ha colpito il Marocco nella tarda serata di venerdì con una magnitudo 7 secondo il Centro marocchino per la ricerca scientifica e tecnica (6,8 secondo il servizio sismologico statunitense), è stato il più potente mai registrato nel Paese.

Secondo la televisione di Stato, “più di 18.000 famiglie sono state colpite” dal terremoto nella provincia di Al-Haouz, dove è stata registrata più della metà dei morti (oltre 1300). In diversi villaggi sono state allestite tende per dare rifugio a queste famiglie. Domenica il Ministero dell’Istruzione ha annunciato la sospensione delle lezioni scolastiche nelle aree più colpite nella provincia di Al-Haouz a partire da lunedì. A Marrakech, molti residenti si sono precipitati negli ospedali per donare il sangue per le vittime. Sabato è stato dichiarato un periodo di lutto nazionale di tre giorni. Le bandiere degli edifici ufficiali sono state abbassate a mezz’asta e in tutte le moschee del regno è stata offerta una “preghiera dell’assente” per le anime delle vittime.

L’Ue ha sbloccato un primo finanziamento di un milione di euro in supporto alla popolazione marocchina per sostenere gli sforzi sul campo dell’associazione Mezzaluna Rossa marocchina, partner umanitario dell’Ue. Il portavoce della Commissione europea, Balazs Ujvari riferisce che al momento “non è stata ricevuta alcuna richiesta di attivazione del meccanismo di protezione civile Ue”. Il 9 settembre l’Ue ha attivato il sistema satellitare Copernicus per fornire d’urgenza immagini ad alta qualità.

Molti Paesi, dalla Francia agli Stati Uniti e Israele, hanno offerto il loro aiuto, ma Rabat ha annunciato che al momento accetterà “squadre di ricerca e soccorso” solo da Spagna, Gran Bretagna, Qatar ed Emirati. Altre offerte potrebbero essere accettate in futuro “se le esigenze cambieranno“, ha dichiarato il Ministero degli Interni in un comunicato. La Spagna ha già inviato una squadra di 86 soccorritori, che dovrebbe arrivare sul posto lunedì.

Anche l’Italia si è messa a disposizione per intervenire. Il vice presidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, domenica ha sentito il suo omologo marocchino Nasser Bourita a cui ha ribadito la disponibilità dell’Italia a offrire ogni forma di assistenza umanitaria, mettendo, in particolare, a disposizione del governo di Rabat squadre di emergenza, nonché asset di sostegno all’attività degli ospedali e, più in generale, quanto possa essere necessario per far fronte all’emergenza umanitaria e per pianificare attività di supporto alle strutture sanitarie marocchine danneggiate dal sisma. Da Roma è già partito un team di esperti del Roe (Raggruppamento Operativo Emergenze Colonna Mobile di Protezione Civile) che nelle prossime ore raggiungerà le zone dove ancora non sono arrivati i soccorsi.

Intanto i canali televisivi trasmettono immagini aeree che mostrano interi villaggi con case di argilla nella regione di Al-Haouz completamente polverizzati. A pochi passi dal municipio di Marrakech, dove parti degli storici bastioni risalenti al XII secolo sono stati danneggiati e parzialmente crollati, alcune persone hanno ripiegato le loro coperte sul prato dove avevano trascorso la notte. La scossa è stata avvertita anche a Rabat, Casablanca, Agadir ed Essaouira, dove molti residenti in preda al panico sono scesi in strada nel cuore della notte, temendo che le loro case potessero crollare. Questo terremoto è il più letale in Marocco da quello che distrusse Agadir, sulla costa occidentale del Paese, il 29 febbraio 1960. Quasi 15.000 persone, un terzo della popolazione della città, morirono.

Sette anni fa il terremoto nel Centro Italia. Meloni: “Cambio di passo sulla ricostruzione”

Alle 3.36 del 24 agosto di 7 anni fa, una scossa di magnitudo 6.0 squarciò il Centro Italia, distruggendo i comuni di Amatrice, Norcia, Accumoli, Arquata, Visso, Castelsantangelo sul Nera, Ussita, Pescara del Tronto. Quattro le regioni colpite, 299 le vittime. “Una vera e propria catastrofe che rimarrà per sempre nella nostra memoria collettiva. In questo anniversario rinnoviamo il nostro cordoglio per le vittime e la vicinanza alle loro famiglie e ai loro cari”, come ha ricordato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. A distanza di sette anni, ammette, “la ricostruzione è ancora incompiuta. È una ferita che non si è chiusa e fa ancora male”.

Oltre quattordici mila famiglie vivono tuttora lontane dalle loro case, molti territori faticano a tornare alla normalità, diversi i ritardi da colmare e le criticità che rimangono da affrontare. Per questo, promette, “il Governo sta operando per imprimere un cambio di passo” alla ricostruzione, dalle norme ai cantieri. I dati sulle erogazioni dei fondi nei primi 6 mesi del 2023 hanno fatto registrare una crescita del 22% rispetto allo stesso periodo del 2022, ricorda il vicepremier Antonio Tajani. “Anche grazie allo snellimento della burocrazia, dei lavori pubblici e ad un maggior supporto ai comuni“. Inoltre, spiega Meloni, “il lavoro di squadra tra il Ministro per la Protezione Civile Musumeci, il Commissario Castelli e la Struttura commissariale, le Regioni coinvolte e i 138 Comuni del cratere sta dando buoni risultati”.

A questo lavoro si accompagna “l’impegno prioritario per l’infrastrutturazione stradale delle aree dell’Appennino centrale, per troppi anni dimenticate e trascurate, con investimenti che raggiungono il miliardo di euro, e per porre le condizioni per nuove attività economiche e sociali”. Da questo punto di vista, l’avanzamento puntuale e il riscontro al programma “NextAppennino”, finanziato dal Piano Nazionale Complementare del PNRR per le aree sisma 2009 e 2016, “sta dimostrando che è possibile mettere a terra le risorse pubbliche per stimolare investimenti privati e gettare le basi di un nuovo sviluppo”, continua la premier. Che promette: “Il nostro dovere è sostenere questo percorso di rinascita sociale ed economica con risposte concrete e interventi efficaci. Perché ricostruire i territori colpiti dal terremoto non è solo un obbligo morale delle Istituzioni, ma può rappresentare anche uno straordinario volano per l’economia nazionale. Una sfida enorme ma che, tutti insieme, possiamo vincere”.

Cei ospita Consulta su sisma 2016: Oltre 1.200 interventi per ricostruire chiese

Le chiese e gli edifici di culto, sia pubblici che privati, danneggiati dal terremoto del Centro Italia del 2016-2017 sono stati 2.456. La programmazione commissariale prevede 1.260 interventi finanziati, per un valore di oltre 757 milioni di euro. Lo rende noto la Cei, che ospita la Consulta per i beni culturali di interesse religioso.

La consulta è uno strumento di confronto per affrontare le questioni relative alla ricostruzione ed è composta, oltre che dalla conferenza episcopale, anche dai vescovi delle diocesi colpite dal terremoto del 2016, dal commissario straordinario del governo, Guido Castelli, e dal ministero della Cultura. Al tavolo sono presenti anche il cardinale presidente della Cei, Matteo Zuppi, il segretario generale, mons. Giuseppe Baturi, il commissario Castelli e il soprintendente speciale per le aree colpite dal sisma del 24 agosto 2016 (Mic), Paolo Iannelli.

Ringraziamo per la disponibilità ad ascoltare e dialogare su questioni centrali per la vita delle nostre comunità: dobbiamo lavorare insieme per rispondere alle esigenze dei territori, molti dei quali sono ‘aree interne’ che hanno già difficoltà a guardare al futuro. Sono la nostra storia e speriamo siano anche il nostro futuro. Per questo, è necessario far sì che la serietà e i dovuti controlli non intralcino l’attuazione dei progetti”, sottolinea Zuppi.

L’incontro è un’occasione importante di dialogo e di condivisione per Baturi: “La ricostruzione è fondamentale per restituire ai territori il senso di appartenenza e la prospettiva di futuro. Ritrovarci allo stesso tavolo, con il Governo e le Istituzioni politiche, è il segno di una collaborazione che continua oltre che il riconoscimento della capacità di tessere le fila del bene delle nostre comunità”.

Il clima tra Stato e Chiesa è “collaborativo e operativo“, garantisce Castelli. L’incontro è solo una prima occasione di confronto utile per fare il punto sulla ricostruzione degli edifici di culto. “È ora necessario – osserva il commissario – ipotizzare tutte le forme di collaborazioni valide e possibili, prioritariamente finalizzate all’esigenza dell’attuazione, accelerando la cantierizzazione degli edifici di culto delle quattro regioni colpite dal sisma del 2016”.

 

Photo credit: Siciliani-Gennari/CEI

Notte di paura in Molise: terremoto di magnitudo 4.6

Notte di paura in Molise, dopo il terremoto di magnitudo 4.6 avvenuto alle 23.52 ieri sera. Secondo i sismologi dell’istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) l’epicentro della scossa è stato localizzato a 2 chilometri da Montagano, in provincia di Campobasso, a una profondità di 23 km. Altre tre scosse si sono verificate all’1.53, alle 6.43 e alle 6.54, con magnitudo rispettivamente di 2, 2.6 e 2.4. La scossa è stata avvertita anche nei comuni di Ripalimosani, Matrice, Castellino, Civitacampomarano, Lucido oltre che in Campania, in Puglia e in Abruzzo. Altri due terremoti di lieve entità erano stati registrati nella notte tra lunedì e martedì in provincia di Campobasso, a Sant’Elia Pianisi e Ripabottoni.
Poco dopo la mezzanotte i vigili del fuoco non avevano ricevuto nessuna richiesta di soccorso o segnalazione di danni, ma decine di persone hanno deciso di trascorrere la notte all’aperto, nelle loro auto, per il tumore di scosse più forti. La Sala Situazione Italia del Dipartimento della Protezione Civile si è messa immediatamente in contatto con le strutture locali del servizio nazionale della protezione civile per monitorare la situazione e, nel caso, intervenire per prestare soccorso.

Il sindaco di Montagano, Giuseppe Tullo, intervistato da Telemolise, ha parlato di una “situazione buona, senza danni particolari”. Oggi cominceranno le verifiche più approfondite per escludere danni più seri. In seguito alla forte scossa di terremoto è stato aperto il campo polivalente di Via Fonte Moschitto per eventuali necessità.

Il primo cittadino di Ripamolisano, Marco Giampaolo ha spiegato che ci sono stati “solo danni lievi nel centro storico, qualche pietra caduta”. Si tratta, ha detto, “ovviamente, di una prima sommaria ricognizione esterna perché non sappiamo quale sia la situazione all’interno delle case”. Il sindaco ha trascorso la notte in strada insieme a moltissimi concittadini. “C’è tanto tanto spavento – ha scritto sui social – ma speriamo sia finita qua”.

“Dopo la scossa di terremoto di questa notte, nella nostra città – ha scritto su Facebook il sindaco di Campobasso, Roberto Gravina – come mi è stato confermato anche dai vigili del fuoco, al momento, non si segnalano danni a persone o cose. Analoga la situazione anche all’Ospedale Cardarelli, dove non sono stati riscontrati danni di alcun tipo”. A fini precauzionali e per procedere ad accurati sopralluoghi, “ho disposto la sospensione delle attività didattiche degli istituti scolastici di ogni ordine e grado pubblici, parificati, paritari e degli asili nido pubblici e privati, per il giorno di mercoledì 29 marzo 2023”. Le scuole resteranno chiuse quasi in tutta la provincia di Campobasso.

terremoto siria turchia

Nuovo terremoto in Turchia e Siria: almeno 11 morti, centinaia di feriti

Due nuove scosse di terremoto – di magnitudo 6.4 e 5.8 – hanno colpito la Turchia meridionale e la Siria nord occidentale ieri pomeriggio. Il bilancio aggiornato a questa mattina parla di almeno sei morti in Turchia e almeno 300 feriti. In Siria si sono registrate cinque vittime, di cui quattro schiacciate nella calca causata dal panico ad Aleppo e Tartus. Continuano le operazioni di ricerca negli edifici crollati. Il nuovo disastro colpisce due Paesi ancora immersi nelle conseguenze del sisma che il 6 febbraio scorso ha provocato oltre 47.000 vittime e più di 100.000 palazzi collassati o fortemente danneggiati solo in Turchia.

A causa delle scosse di oggi, la prima potete ma più breve di quella registrata il 6 gennaio scorso e che durò 75 secondi, ci sono edifici crollati e feriti ad Antiochia, la città della provincia di Hatay rasa al suolo due settimane fa.

Prima della mia visita per preparare la Conferenza internazionale dei donatori, un altro devastante terremoto ha colpito la Turchia. Le nostre condoglianze alle vittime e alle loro famiglie”, ha scritto su Twitter il commissario europeo per la Politica di vicinato e l’allargamento, Olivér Várhelyi, che il 16 marzo co-presiederà la conferenza di alto livello a Bruxelles per raccogliere fondi e coordinare il supporto per la ricostruzione in Turchia e Siria. “L’Ue è fermamente al fianco della Turchia. La nostra solidarietà e il nostro sostegno rimangono incrollabili in questi tempi difficili“.

Turchia - Siria - Terremoto

Terremoto in Turchia e Siria: oltre 35mila vittime. Mamma e figlio estratti vivi

E’ sempre più grave il bilancio delle vittime per il terremoto che ha colpito alcune zone della Turchia e delle Siria. Secondo gli ultimi aggiornamenti si parla di oltre 35mila morti, anche se le Nazioni Unite sono certe che il bilancio peggiorerà ulteriormente: secondo Afad, l’agenzia turca per la gestione dei disastri pubblici, i morti in Turchia sarebbero 31.643 mentre le autorità locali hanno contato 3.581 morti in Siria. 

Intanto, a una settimana dal violento sisma di magnitudo 7.8 i soccorritori hanno estratto alcuni sopravvissuti dalle macerie, tra cui un bambino di 3 anni a Kahramanmaras e una donna di 60 anni a Besni, nella notte tra sabato e domenica. Anche una donna di 40 anni è stata soccorsa dopo 170 ore a Gaziantep. Questi salvataggi sembrano inaspettati, ben oltre il periodo cruciale di 72 ore dopo il disastro.
E nella città meridionale di Kahramanmaras, vicino all’epicentro del terremoto, gli escavatori hanno scavato e scavato tra le rovine delle migliaia di palazzi crollati, mentre i familiari, rannicchiate attorno a un fuoco, attendevano notizie dei loro cari. Un totale di 34.717 persone sono attualmente impegnati nel lavoro di ricerca di sopravvissuti, come ha detto ai media locali il vicepresidente turco Fuat Oktay. Circa 1,2 milioni di persone sono state ospitate in residenze studentesche e 400.000 sono state evacuate dalla zona, ha aggiunto.
Il potente terremoto ha ridotto in polvere anche importanti luoghi di culto. Ad Antakya, è crollata la famosa moschea di Habib-I Nejjar. Stessa sorte per la chiesa ortodossa della città.

La situazione è particolarmente complessa in Siria, dove Bab-al Hawa, nel nord-ovest, rimane l’unico valico operativo dalla Turchia alle aree ribelli, anch’esse devastate dal terremoto. I camion, con a bordo quanto bastava per realizzare rifugi di emergenza utilizzando teli di plastica, ma anche coperte, materassi, corde o anche viti e chiodi, stanno attraversando con difficoltà il confine. Aiuti insufficienti, ha ammesso l’Onu. “Fino ad ora abbiamo deluso il popolo della Siria nordoccidentale“, ha riconosciuto il capo dell’agenzia umanitaria delle Nazioni Unite Martin Griffiths. “Si sentono giustamente abbandonati” ed è necessario “correggere al più presto questa mancanza”.
Il capo dell‘Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Tedros Adhanom Ghebreyesus ha incontrato domenica a Damasco il presidente siriano Bashar al-Assad, assicurando che quest’ultimo si è mostrato pronto a considerare l’apertura di nuovi valichi per il trasporto degli aiuti nelle zone ribelli.
Secondo Ghebreyesus “Assad è aperto a prendere in considerazione punti di accesso transfrontalieri per questa emergenza“. “Le crisi cumulative del conflitto, Covid, colera, declino economico e ora il terremoto hanno provocato un caos insopportabile“, ha osservato durante una conferenza stampa. Bashar al-Assad ha anche ringraziato domenica gli Emirati Arabi Uniti per i loro “enormi aiuti umanitari”, quando ha ricevuto a Damasco il capo della diplomazia emiratina Abdallah bin Zayed Al-Nahyan.
Secondo un funzionario del ministero dei Trasporti siriano, Suleiman Khalil, finora sono atterrati nel Paese 62 aerei carichi di aiuti e se ne attendono altri nelle ore e nei giorni a venire, in particolare dall’Arabia Saudita. Il potente movimento libanese Hezbollah, alleato del governo siriano, dal canto suo ha inviato un convoglio nella Siria occidentale, con “cibo” e “forniture mediche”.

 

Photocredit: Afp

Oltre 17.500 le vittime in Turchia e Siria: freddo e tensioni politiche frenano i soccorsi

Un bilancio di morti che, come da previsione, non accenna a placarsi. Supera le 17.500 morti il bilancio delle vittime del devastante terremoto che ha colpito il sud-est della Turchia e la Siria settentrionale. Secondo il vicepresidente turco Fuat Otkay sono 14.351 i morti e oltre 60.000 feriti per la sola Turchia, mentre 3.162 persone sono state uccise in Siria secondo i rapporti ufficiali. Il bilancio totale sale quindi a 17.513 vittime.

LE CARENZE DEL GOVERNO TURCO. I volontari e i soccorritori stanno continuando a cercare possibili sopravvissuti tra le macerie delle migliaia di palazzi crollati ma, man mano che passano i giorni, diminuiscono sempre di più le possibilità di trovare qualcuno vivo. E in un crescendo di polemiche, in zone già piegate dal freddo e dal maltempo, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è stato costretto a riconoscere le carenze della risposta del governo. Ma proprio a causa delle forti critiche sui social sulla gestione della tragedia da parte delle autorità Twitter è diventato inaccessibile ai principali provider di telefonia mobile turchi. Nell’epicentro del terremoto, a Kahramanmaras, città di oltre un milione di abitanti devastata e sepolta sotto la neve, fino a martedì non è arrivato nessun soccorso. Lo stesso ad Adiyaman, nel sud della Turchia. I volontari stanno facendo del loro meglio ma la rabbia sta crescendo tra la popolazione. “Certo, ci sono delle carenze, è impossibile essere preparati a un simile disastro”, ha detto il presidente Erdogan che ha visitato la provincia di Hatay (sud), quella delle più colpite, al confine siriano. In difficoltà politica, a soli 4 mesi dalle elezioni presidenziali in cui spera di essere rieletto per il quinto mandato, il capo dello Stato ha affermato che nella sola provincia di Hatay sono stati dispiegati 21.000 soccorritori. “Alcune persone disoneste e disonorevoli hanno pubblicato dichiarazioni false come il fatto che non vi siano stati soldati o polizia”, ha denunciato. Ma “i nostri soldati e la polizia sono persone d’onore. Non lasceremo che persone poco rispettabili parlino di loro in questo modo”, ha detto.

INACCESSIBILI LE AREE RIBELLI IN SIRIA. La situazione è peggiore in Siria, dove il governo di Damasco sta impedendo l’arrivo degli aiuti nelle zone del nord-ovest controllate dai ribelli. Un appello è arrivato direttamente dalle Nazioni Unite, affinché il governo “metta da parte la politica” e consenta agli operatori di prestare soccorso. Nel Paese, finora sono stati estratti dalle macerie 2.662 corpi, metà dei quali nelle aree settentrionali e nord-occidentali sotto il controllo dei ribelli.  Queste regioni vicine alla Turchia sono private degli aiuti del governo siriano e dipendono solitamente dal supporto di Ankara, attualmente coinvolta nel disastro sul proprio territorio. “Chiediamo alla comunità internazionale di assumersi le proprie responsabilità nei confronti delle vittime civili. Le squadre di soccorso internazionale devono entrare nelle nostre regioni”, ha detto il portavoce dei Caschi Bianchi Mohammad Al-Chebli. “È una vera corsa contro il tempo, le persone muoiono ogni secondo sotto le macerie”, ha aggiunto. “Centinaia di famiglie sono ancora disperse o intrappolate tra le macerie”. Ad Aleppo, nella zona governativa, i soldati russi hanno salvato un uomo dalle macerie nella notte tra martedì e mercoledì, come annunciato dal ministero della Difesa russo. Un totale di 42 persone sono state soccorse dai militari russi.

GLI AIUTI INTERNAZIONALI. Continuano intanto gli arrivi di aiuti internazionali: oltre alle 36 squadre di soccorso e mediche, sono arrivati 11 esperti di protezione civile di Finlandia, Francia, Lettonia, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Svezia e Slovenia. Un team di supporto tecnico di 12 persone di Danimarca, Finlandia e Svezia li accompagnerà, ha reso noto la Commissione europea. La presidente Ursula von der Leyen, e il primo ministro svedese, Ulf Kristersson, hanno annunciato l’intenzione di ospitare una conferenza dei donatori, in coordinamento con le autorità turche, per mobilitare fondi della comunità internazionale a sostegno delle due popolazioni colpite dal sisma.

IL SOSTEGNO DELL’ITALIA. Per quanto riguarda l’Italia, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha fatto sapere che “allo stato attuale, in base alle informazioni fornite, le squadre USAR (Urban Search And Rescue) dei Vigili del fuoco italiani in Turchia sono riusciti a salvare due ragazzi in due distinte operazioni di soccorso ad Antiochia e stanno lavorando per trarre in salvo altre persone”. La premier ha poi mandato “un incoraggiamento e un ringraziamento sentito ai nostri generosi connazionali che stanno concretamente portando aiuto alle popolazioni colpite da questo apocalittico terremoto, con la loro specifica professionalità nella ricerca e nel soccorso in contesti cittadini”.

OPERAZIONI DIFFICILI PER IL MALTEMPO. In Turchia, il maltempo sta complicando il compito dei soccorsi “anche perché le prime 72 ore sono cruciali per trovare i sopravvissuti”, ha dichiarato il capo della Mezzaluna Rossa turca, Kerem Kinik. Nella provincia turca di Hatay (sud), duramente colpita dal terremoto, bambini e adolescenti sono stati estratti dalle macerie di un edificio. “Improvvisamente abbiamo sentito delle voci e grazie all’escavatore (…) abbiamo potuto sentire immediatamente tre persone contemporaneamente”, ha raccontato uno dei soccorritori, Alperen Cetinkayanous. In questa provincia, la città di Antakya (l’antica Antiochia) è in rovina, travolta da una densa nuvola di polvere a causa delle macchine per lo sgombero che scavano tra le macerie: grazie al team Usar (Urban search and rescue) dei vigili del fuoco italiani sono stati liberati due ragazzi dalle macerie. Nulla da fare per una bambina: i vigili del fuoco hanno estratto il corpo privo di vita e lo hanno consegnato alle autorità turche.

(Photocredit: AFP)