L’indice Pmi del settore manifatturiero italiano è salito a 48,1 punti a gennaio. Benché il settore abbia iniziato il 2026 in contrazione, ci sono segnali di un rallentamento della crisi, con minori contrazioni della produzione e dei nuovi ordini. È anche un segnale positivo che le previsioni di crescita siano anche migliorate. La riduzione degli acquisti ha sostenuto le iniziative da parte delle aziende di ridurre i magazzini e ha aiutato i fornitori a rispettare i tempi di consegna. Tuttavia sono stati osservati aumenti dei costi al tasso maggiore in più di tre anni, il che ha spinto i manifatturieri ad aumentare i loro prezzi di vendita. L’Indice HCOB Pmi (Purchasing Managers’ IndexTM) sul Settore Manifatturiero Italiano, un valore composito a una cifra della performance manifatturiera derivato dagli indicatori relativi ai nuovi ordini, alla produzione, all’occupazione, ai tempi di consegna dei fornitori e alle scorte di acquisti, è rimasto al di sotto della soglia di 50.0 per il secondo mese consecutivo.
Tra le cinque componenti maggiori del Pmi, solo l’occupazione ha indicato un’espansione. I deboli livelli degli ordini hanno giocato un ruolo chiave nella sostenuta crisi del settore, che i pannellisti hanno connesso alla fragile domanda, a cancellazioni di ordini e alle difficili condizioni di mercato. Il volume totale dei nuovi ordini è diminuito per il secondo mese consecutivo, anche se ad un tasso più lento di quelli osservati a fine 2025. Persistono le difficoltà sui mercati internazionali e infatti le vendite estere sono di nuovo diminuite, anche se non di tanto.
A livello di eurozona, l’indice Pmi relativo all’andamento del settore manifatturiero nell’Eurozona, che misura lo stato di salute generale delle aziende manifatturiere dell’area ed è redatto da S&P Global, è rimasto in territorio di contrazione a gennaio attestandosi a 49.5, segnando il terzo mese consecutivo in cui il valore principale è rimasto al di sotto della soglia di non cambiamento di 50. Si è trattato in ogni caso, sottolinea S&P Global, di un valore superiore al minimo in nove mesi toccato a dicembre con 48.8 ed indicativo di un peggioramento tutto sommato marginale. L’aumento è il decimo negli ultimi undici mesi, ma non è di particolare vigore poiché gli ordini sono diminuiti rispetto a dicembre. “Si possono vedere dei progressi nel settore manifatturiero, ma a passo di lumaca. Dopo il calo di dicembre, la produzione è salita appena ad inizio anno, continuando praticamente la fase di crescita osservata tra la primavera e l’autunno scorsi. Il flusso di ordini non è stato di grande aiuto poiché si è contratto, anche se non altrettanto drasticamente che a fine anno”, ha commentato Cyrus de la Rubia, Chief Economist presso la Hamburg Commercial Bank.