“Credo che ogni ragionamento politico e civile debba partire dal Manifesto di Ventotene, esclusa la parte terza, collettivista, comunista, sulla quale si può dubitare. La parte prima sulla crisi della civiltà moderna e la seconda sull’unità europea e i compiti del dopoguerra sono straordinarie: scritte con i carri tedeschi alle porte di Mosca, per dire che serve equilibrio fra America, Asia ed Europa. I miei interlocutori cinesi alla Scuola del partito a Pechino dicevano: un tavolo ha bisogno di tre gambe per stare in piedi”. Così Giulio Tremonti, presidente della commissione Esteri della Camera, parlando di Europa con il Corriere della Sera. “La grande questione per l’Europa oggi è geopolitica. Nel 2003, durante il semestre di presidenza italiano dell’Unione europea, inserii nel programma gli eurobond per la Difesa. Nelle conversazioni gli americani ci facevano notare che gli oceani sono due e l’Europa doveva fare qualcosa in più sull’Atlantico, perché loro dovevano concentrarsi di più sul Pacifico. La proposta piacque a socialisti e popolari, non alla Commissione europea di Romano Prodi. Alla fine il premier di Londra Gordon Brown si oppose perché, disse, era nation building. Costruzione di capacità statuale. Aveva ragione: lo era”.
Tremonte aggiunge poi sull’opzione eurobond, osteggiata da Berlino: ” Ma ci sono, ed è affascinante. Altri passaggi sono di grande fascino, per esempio l’accordo di coordinamento sul nucleare fra Francia e Regno Unito del luglio scorso. Vedo una combinazione di Difesa e politica estera che porta al nation building di Gordon Brown. Qualcuno diceva che i popoli imparano l’economia con le crisi e la geografia con le guerre”. E ancora: “Credo che il tempo giri verso il nation building dell’Europa. Può essere che non sia federale, ma confederale: non l’unione, non su tutto ma su alcuni progetti. Va dato atto a Giorgia Meloni che ha sostenuto da anni questa visione”.