
Giancarlo Giorgetti lo mette nero su bianco nel Documento di finanza pubblica 2026: “I margini di bilancio risultano particolarmente assottigliati”. Le ragioni sono diverse, in primo luogo le tensioni internazionali che stanno tirando giù i mercati e aumentando i prezzi, ma il ministro dell’Economia assicura che, nonostante tutto, “di fronte a uno shock di tale portata, il governo continuerà a sostenere i redditi disponibili delle famiglie e la liquidità delle imprese”.
L’obiettivo di riportare l’Italia sotto il 3% della soglia deficit-Pil non sarà centrato quest’anno, ma resta tra le priorità. Sul percorso pesa, però, tutto ciò che sta avvenendo nel mondo, in particolare in Medio Oriente dove “non è chiaro quanto si protrarrà il conflitto in atto, e in particolare quanto a lungo lo Stretto di Hormuz resterà totalmente o parzialmente chiuso”, scrive ancora il responsabile del Mef. Difficile fare previsioni, dunque. Si procede semmai per esclusione, anche se nelle condizioni attuali “non stiamo escludendo niente” ammette Giorgia Meloni arrivando a Cipro per il Vertice Ue. La premier non depenna lo scostamento di bilancio dalla lista delle possibili soluzioni, ma prima “dobbiamo vedere quali sono le regole che abbiamo e poi nelle prossime settimane decidiamo come muoverci a livello nazionale”. Di sicuro “la nostra priorità è dare delle risposte, però preferiremmo farlo in una cornice… confortevole”.
Meloni non ci sta nemmeno a incassare le accuse da parte di chi, come le opposizioni, imputa al governo di aver mancato il 3% anche per scelte sbagliate di politica economica, che hanno portato i conti in disordine più di quanto viene descritto da Mef e Palazzo Chigi. Un’accusa che viene respinta ai mittenti: “Non mi pare corretto dirlo. I conti sono molto in ordine. Quando ci siamo insediati avevamo un deficit all’8,1%, oggi ce l’abbiamo al 3,1%”.
Semmai a pesare sono le code del Superbonus, che Giorgetti ha calcolato in 40 miliardi lo scorso anno e altri 20 miliardi. Ora rischiano di pesare i conti dell’energia, ragion per cui la presidente del Consiglio chiede all’Ue di muoversi per non vedere peggiorare la situazione: “Se non si risponde per tempo su queste idee, si rischia di farsi molto male”. Il governo italiano, insieme ad altri partner continentali, chiede la sospensione dei vincoli del Patto di stabilità e lo stop agli Ets per dare respiro a famiglie e imprese. Bruxelles risponde, invece, con un allentamento sulla disciplina degli aiuti di Stato. Bene, ma non benissimo per Meloni: “Ok la flessibilità, è ragionevole, corretto, ma sappiamo che lo spazio fiscale non è lo stesso per tutti, dunque bisogna ragionare su un modello per cui anche queste spese non vengono conteggiate, come si fa con il Safe sulle spese della Difesa”.
Un altro campanello d’allarme preoccupante lo suona l’Ufficio parlamentare di bilancio, che valida il quadro tendenziale del Dfp ma avverte sulla volatilità delle previsioni. Perché “lo scenario internazionale è esposto a fortissimi rischi e le previsioni potrebbero essere riviste, anche in misura significativa, nell’arco di un breve intervallo di tempo”. Nel frattempo l’Ocse definisce “resiliente” il Pil italiano, ma alla lunga servono riforme per la crescita e una robusta riduzione del debito pubblico. Perché “dopo la crescita del Pil dello 0,5% registrata nel 2025, in Italia la crescita dovrebbe lievemente rallentare e scendere allo 0,4% nel 2026 per effetto del freno esercitato dai rincari dell’energia dovuti al conflitto in Medio Oriente, per poi risalire allo 0,6% nel 2027”. Tuttavia, è l’alert, “l’incertezza rimane elevata”.