Ripartire col rilancio dalla Ferretti security division (Fsd), dedicata alla difesa, e poi puntare su una crescita tramite m&a, pensando anche a un buyback di azioni e a un long term incentive plan per il management. Continuando a realizzare “nuovi modelli di barche sempre più belli e grandi”. E’ quanto dice Alberto Galassi, alla guida di Ferretti group, illustrando a Il Sole 24 Ore il progetto sposato insieme a Kkcg Maritime e alla cordata che appoggia la società dell’imprenditore ceco Karel Komárek. Un piano che potrà essere attuato solo se lo stesso Galassi sarà confermato alla guida del board dell’azienda specializzata nella costruzione di yacht di lusso. Il ceo uscente, infatti, è proposto non dall’azionista di riferimento di Ferretti, la cinese Weichai (39,25% delle quote), che pure l’aveva scelto come ad nel 2014, ma da un azionista di minoranza che, dopo un’opa volontaria parziale sulle azioni, oggi controlla il 23,2% e, insieme al kuwaitiano Bader Al-Kharafi (col 5%), ha presentato una lista di candidati al cda. Chi sarà a spuntarla, lo deciderà l’assemblea dei soci del 14 maggio. “Personalmente avrei sperato, fino all’ultimo, in un accordo tra le due fazioni. Poi una ha deciso di fare una scelta e l’altra mi ha chiesto di entrare nella lista. Ma ho sciolto la riserva due giorni prima che questa fosse presentata, perché, in precedenza, non avevo preso posizione: sono l’ad di tutti i 4mila azionisti di Ferretti e con l’opa parziale rimangono nella compagine entrambi i soci. Negli ultimi mesi, a un certo punto è stato chiaro che, da Weichai, nessuno mi contattava per conoscere le mie intenzioni su un eventuale rinnovo e mi è parso evidente che non sarei stato il candidato del futuro. Mi chiedevo, peraltro, quando mi avrebbero presentato il nuovo candidato alla guida dell’azienda. Perché ho sempre pensato che, nella discontinuità, che è legittima dopo tanti anni, dovesse esserci un passaggio di consegne: Ferretti è una macchina da 1,3 miliardi, che viaggia a 100 milioni al mese, in un universo di lusso molto complesso, dove hai 200-250 clienti l’anno e dove l’importanza della relazione è fondamentale. Insomma, ho accettato la proposta di Kkcg solo quando, da loro, mi è arrivata la proposta di un progetto: ho abbracciato questo, non le singole persone”, racconta.
Galassi poi spiega il suo progetto: “Ripartirei dalla Fsd, visto che il mondo sta investendo cifre folli nella difesa e nella sicurezza. Abbiamo commesse vinte che stanno finendo, come carabinieri e marina militare, e possiamo averne di nuove. L’obiettivo è un utilizzzo duale, cioè anche per la difesa, di scafi nati per l’uso civile, come accade in aeronautica per il Piaggio P180. Questa sarà una linea di crescita organica. E poi punterei sulle m&a, continuando a realizzare modelli sempre più belli e grandi dei marchi che abbiamo e cercando, al contempo, di trovare marginalità all’interno, con un’opera di efficientamento del gruppo. Infine, farei un buyback delle azioni e un long term incentive plan per il management. Questo è il piano, che vorrei presentare in un capital market day a settembre”.