“Risposta perfetta del Papa, ricorda di essere un leader religioso, mentre Trump lo tratta come un qualunque leader politico che lo critica nelle sue scelte: va subito all’attacco. Ma è recidivo, inimicarsi i cattolici non è una buona idea. Credo anche che lo faccia perché il Papa è americano e gode di sondaggi interni più elevati dei suoi, sente il fiato della concorrenza, tutto molto illogico, ma questa è la natura di Trump”. Lo dice Michael J. O’Loughlin, direttore della rivista National Catholic Reporter, un’esperienza di quindici anni nel periodico gesuita America, The Jesuit Review, in un dialogo con il Corriere della Sera. Poi sulla missione di Rubio aggiunge: “Il presidente non gli ha fatto un favore. Ma il senso della missione non cambia. Trump è impulsivo ma non vuole l’escalation. La missione del segretario di Stato è più importante delle dichiarazioni ripetute di Trump. Il fatto stesso che l’incontro avvenga dimostra che sia il Vaticano che la Casa Bianca vogliono voltare pagina”. E ancora: “Rubio è leale nei confronti di Trump, cercherà di abbassare la tensione, riconoscendo la differenza di ruoli tra la missione della Chiesa e del suo leader spirituale e quella di un presidente che si deve confrontare con sfide sul piano militare ed economico. Credo si troveranno bene, hanno una cultura latino americana comune”. Anche perché c’è un risvolto di politica interna: “Sì, Rubio è profondamente cattolico e vuole dimostrare di essere vicino al Papa anche in funzione delle presidenziali 2028. È ormai emerso come uno dei candidati di punta alla corsa repubblicana, significativo che JD Vance sia rimasto a casa. Rubio ha un vantaggio: è parte del mondo trumpiano ma è anche parte di una coalizione più tradizionale del pensiero repubblicano. Il vicepresidente è invece emerso solo attraverso Maga e il trumpismo”.