Commercio, Confcommercio: Ripresa inflazione minaccia prospettive crescita-2-

Tutto ciò considerato, e tenendo conto del fatto che il 2026 ha tre giornate lavorative in più rispetto al 2025, nell’ipotesi di una normalizzazione della situazione internazionale sul finire dell’estate prossima sarebbe possibile anche superare lo 0,6% della variazione del Pil indicata dal Governo nel Dfp. I consumi, calcolati nella metrica dell’Icc, rimangono in territorio positivo ad aprile, dopo un marzo molto favorevole anche per un anticipato effetto Pasqua, con una variazione nel confronto annuo dell’1,3%. In linea con quanto rilevato nei mesi scorsi, la tendenza al recupero della domanda appare sostanzialmente diffusa, con spiccati segnali di miglioramento per l’automotive, sebbene non si possa dire se di natura transitoria o permanente. Pur con apprezzabili spunti favorevoli anche tra i beni, si conferma il ruolo trainante di molti servizi la cui domanda è legata alla fruizione del tempo libero, con un contributo non secondario della componente straniera della domanda.

In questo contesto l’elemento più critico è rappresentato dal riacutizzarsi dell’inflazione che, secondo le nostre stime, per il mese di maggio dovrebbe attestarsi al 3,4%, in ulteriore accelerazione rispetto ai mesi precedenti, ritornando a valori che non si vedevano dalla fine dell’estate del 2023. Le pressioni maggiori continuano a concentrarsi sull’energetico (domestico e per la mobilità) a cui si aggiungono le tensioni sugli alimentari non lavorati, generate da situazioni pregresse. Il permanere di questa situazione rende sempre più probabile il trasferimento degli impulsi anche ad altre filiere, con conseguenti possibili effetti negativi nei prossimi mesi non solo sulla fiducia delle famiglie, ma anche in termini di comportamento di consumo via minore reddito disponibile reale.

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