“Dal punto di vista della finanza pubblica l’Italia sta meglio. Conti pubblici stabili significa miglior merito di credito, il dato in base al quale i mercati valutano l’affidabilità del debito. Ed è importante che il debito si mantenga su una traiettoria discendente. Se parliamo di crescita, l’andamento è moderato: 0,6 per cento quest’anno, forse lo 0,7 il prossimo. Se anche ci fosse uno stop alle ostilità nel Golfo, pagheremo conseguenze fino al 2027”. Così Lilia Cavallari, presidente dell’Upb, l’istituzione indipendente che analizza le previsioni macroeconomiche del governo. In una intervista a Il Corriere della Sera spiega quali sono le cause strutturali della scarsa crescita: “Ahimé, sono sempre le stesse. La più grave è quella demografica, la quale incide anche sulla produttività. Di soluzioni ce ne sono molte e non sta a me sottolinearle. Ricordo però che ci sono dodici milioni di persone che non lavorano e non cercano lavoro, due terzi delle quali donne. Il quaranta per cento di questi otto milioni di donne dichiara di non cercare lavoro perché occupata in lavori di cura e assistenza a familiari”. Senza il Recovery Plan saremmo in recessione: “Abbiamo quantificato l’impatto in cinque anni nell’1,8 per cento, ma non possiamo assumere quale sarebbe stata la crescita senza quei duecento miliardi”, sottolinea.