
Il mercato automobilistico tedesco chiude il primo semestre 2026 con un quadro in chiaroscuro: le immatricolazioni crescono, trainate dall’elettrico, ma la struttura del mercato cambia rapidamente a favore dei marchi stranieri, mentre l’industria mostra segnali di debolezza nel trend. A giugno, secondo il Kba (Ufficio federale della motorizzazione civile), sono state immatricolate in Germania 296.378 autovetture, in aumento del 15,7% rispetto allo stesso mese del 2025, mentre nel periodo gennaio-giugno il totale si attesta a 1.484.393 unità (+5,8%). Nel confronto europeo si consolida la leadership: l’Italia segna a giugno +10,6% a 146.423 unità e +9,6% nel semestre, la Francia cresce dell’11,4% a 188.787 unità ma resta quasi stagnante nel cumulato (+1,8%), mentre la Spagna avanza del 7,8% a 128.426 unità e del 6,2% nel semestre.
La Germania si colloca così su una crescita più moderata nei volumi rispetto ai principali mercati, ma con trasformazioni più profonde nella composizione del mercato. La dinamica è sempre più legata alle alimentazioni alternative: nel solo mese di giugno sono stati immatricolati 116.269 veicoli elettrici tra Bev e Phev, in aumento del 60%, pari al 39% del mercato totale. I modelli a batteria segnano +78,2% a 84.057 unità, mentre le ibride plug-in crescono del 25,8% a 32.212. In parallelo, i motori tradizionali arretrano: benzina -16,8% e diesel -5,1%, segnale di una transizione ormai strutturale.
Sul fronte della concorrenza tra costruttori, si conferma una crescente polarizzazione del mercato. I marchi tedeschi crescono a giugno del 12% con 194.708 immatricolazioni, mentre i marchi stranieri avanzano del 23% a 101.670 unità, con una dinamica quasi doppia. Ne risulta una progressiva perdita di centralità dei costruttori nazionali nel proprio mercato domestico. Si rafforza inoltre la presenza dei nuovi player globali dell’elettrico: Tesla segna +317,6% e Byd +273,7%, confermando l’intensità dell’ingresso dei brand extra-europei nel mercato tedesco. Nel primo semestre entrambe risultano tra i marchi con la crescita più rapida, a conferma di un posizionamento ormai stabile nella fascia elettrica.
Volkswagen resta leader con una quota del 17,2% a giugno e del 18,4% nel semestre, ma cresce solo del 5,9% nel mese. Alle spalle, Bmw segna +18,6% con una quota dell’8,8%, mentre Mercedes cresce del 5,9% con l’8,0%. Audi registra un +17,1% con il 6,4% del mercato. Tra i marchi più dinamici spiccano Mini (+59,7%) e soprattutto Smart (+176,3%), pur con volumi più contenuti. Ford cresce del 7,5%.
Sul fronte industriale, secondo la Vda (Verband der Automobilindustrie, l’associazione dell’industria automotive), a giugno la produzione in Germania si è attestata a 377.700 autovetture, in aumento del 6%, mentre il semestre resta in calo del 3% a 2,109 milioni di unità. Anche l’export segue una dinamica simile: +7% nel mese ma -3% da inizio anno. Il risultato è un settore che alterna recuperi congiunturali a una tendenza di fondo ancora debole. Il quadro degli ordini conferma questa lettura: quelli domestici crescono del 23%, mentre quelli esteri scendono del 10%, portando il totale a -6% su base annua.
Nel suo commento al mercato, la Vda sottolinea che “le difficili condizioni economiche, in particolare gli elevati costi del lavoro non salariali e le tasse, nonché i costi energetici e burocratici relativamente alti, continuano a esercitare una pressione crescente sulla Germania come polo manifatturiero”. L’associazione aggiunge inoltre che “quest’anno oltre tre quarti delle autovetture prodotte a livello nazionale sono state esportate”, evidenziando la forte dipendenza del sistema industriale tedesco dai mercati esteri.
In tale contesto si inserisce il caso Volkswagen, che rappresenta il caso più sensibile della fase attuale. Il gruppo, ancora perno dell’industria automobilistica tedesca, starebbe valutando — secondo indiscrezioni di stampa — una ristrutturazione profonda con possibili interventi sugli asset produttivi in Germania e un ridimensionamento occupazionale fino a 100.000 unità tra tagli e riorganizzazioni. Questo per la combinazioni dei fattori fin qui elencati: transizione elettrica, concorrenza dei costruttori cinesi e rallentamento della domanda europea.