Dazi e controlli più serrati per il riso che proviene dal Sud-Est asiatico. Come riporta La Stampa, la ‘guerra’ sul cereale più consumato al mondo parte dal Piemonte, esportatore per eccellenza dall’Italia che, a sua volta, è il primo produttore del continente. Ieri il governatore Alberto Cirio, come capo delegazione al Comitato europeo delle Regioni, ha incontrato gli stakeholder italiani, spagnoli, francesi e greci, da Coldiretti alla Copa Cogeca, per discutere del parere che intende far votare a Bruxelles entro la fine dell’anno. Al centro quella “concorrenza sleale” da parte di paesi come Thailandia, Cambogia, India e Myanmar che rischia “non solo di impoverire gli agricoltori europei, ma di farli fallire”, sottolinea il presidente piemontese. L’aumento del costo delle materie prime, dell’energia e le difficoltà portate dal cambiamento climatico fanno sì “che le produzioni siano più scarse e i costi più elevati”. Il 40% del riso viene importato dal Sud-Est Asiatico a dazio zero, con una differenza di prezzo per il consumatore finale che arriva, così, anche al 50% in meno.
Ecco perché le Regioni che esportano più riso (già preoccupate per l’accordo Ue-Mercosur) chiedono a Bruxelles di difendere il proprio cereale innanzitutto inserendo una tassa alla dogana, poi aumentando i controlli sul prodotto e investendo risorse sulla promozione dell’agricoltura europea: “C’è un tema di salubrità per chi compra – aggiunge Cirio –, perché in quei Paesi vengono utilizzati fertilizzanti e prodotti chimici da noi vietati da decenni. Per lo stesso motivo, c’è anche una questione di mancato rispetto dell’ambiente. E infine c’è una questione etica: lì il lavoro minorile è una problematica ancora diffusa, e la dignità e il diritto dei lavoratori non sono garantiti”.