
Il vertice Nato di Ankara del 7 e 8 luglio ha segnato “un passaggio chiave per il futuro dell’Alleanza atlantica”. Antonio Tajani e Guido Crosetto lo hanno riferito alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, riunite questa mattina sugli esiti del summit.
Il ministro degli Esteri Tajani ha aperto l’audizione sottolineando la solidità dei rapporti transatlantici. Il legame con Washington non dipende dalle contingenze politiche, “l”amicizia e quello che ci lega agli Stati Uniti va oltre il singolo presidente, va oltre il singolo post sui social media. Sono valori, persone, imprese, legami storici e profondi. E’ quello che noi siamo: l’Occidente”. Il vertice, secondo il titolare della Farnesina, ha quindi raggiunto il suo obiettivo principale, riaffermando l’unità e la coesione di fronte alle crisi globali. E la dichiarazione finale ha risposto ai principali interrogativi della vigilia: un pacchetto pluriennale da 70 miliardi per l’Ucraina, una deterrenza rafforzata attraverso investimenti industriali e la riaffermazione dell’unità attorno all’Articolo 5 del trattato di Washington.
Sul fronte finanziario e della difesa, Tajani ha spiegato che l‘Italia è già tra i primi contributori in termini di personale e mezzi. “Abbiamo portato le spese per la sicurezza al 2,8% del PIL e restiamo tra i primi contributori dell’Alleanza in termini di personale e di mezzi schierati”, ha ricordato, precisando che l’obiettivo del 5% nel prossimo decennio avverrà nel pieno rispetto dei vincoli di finanza pubblica e delle prerogative del Parlamento. Sulla stessa linea Crosetto, che ha definito la spesa al 3,5% del PIL nel 2035 “una scelta di responsabilità nazionale, prima ancora che un impegno preso in ambito Nato”. Crosetto ha quindi insistito sul valore strategico della deterrenza e sulla necessità di proteggere le istituzioni democratiche: “Deterrenza non significa volere la guerra ma essere sempre pronti a difendersi di fronti alle minacce esterne”. Quindi il monito: la sicurezza europea “non è più un elemento garantito”, l’organizzazione “deve evolvere con la stessa rapidità delle minacce ibride e cibernetiche”. Crosetto ha quindi ricordato che l’Italia schiera circa 2.900 militari nelle missioni internazionali.
Sugli scenari mediorientali Tajani ha espresso forte preoccupazione per la sicurezza marittima nello stretto di Bab el-Mandeb a causa delle azioni dei ribelli Houthi, ha ringraziato l’Arabia Saudita per la cooperazione e ha ribadito che lo Stretto di Hormuz “deve tornare libero e aperto”. Ha inoltre confermato che il regime iraniano “non deve dotarsi dell’arma atomica”, definendo il dialogo “un sentiero stretto ma obbligato”.
Nel quadro mediorientale rientra anche l’impegno diplomatico italiano: il 28 e 29 luglio Roma ospiterà infatti la riunione dell’Alleanza Globale per la soluzione a due Stati, mentre il 4 agosto si terrà una nuova sessione di dialogo sul Libano. A novembre, inoltre, la capitale ospiterà la prima riunione del Gruppo degli amici del Golfo per potenziare l’export e le relazioni commerciali. Sul fronte russo, invece, Tajani ha condannato i bombardamenti su scuole e ospedali, definendoli “atti inaccettabili che dimostrano la mancanza di una seria volontà di pace da parte di Mosca”. Ha inoltre confermato la linea dura del governo dopo l’espulsione di due addetti militari russi per spionaggio, ribadendo che l’Italia “non tollera attività ostili sul proprio territorio”. E sull’industria della difesa italiana ha sottolineato “lo straordinario motore di crescita e innovazione”, spingendo ambasciate e consolati a fare da trampolino di lancio per il settore.