I metalli preziosi rialzano la testa con decisione beneficiando di un indebolimento del dollaro. Il prezzo spot dell’oro sale a 4.234 dollari l’oncia (+3,8%), ai massimi da metà giugno, mentre l’argento balza del 4,7% a 62,3 dollari. A sostenere il rally anche la discesa dei rendimenti dei Treasury e le aspettative di una Federal Reserve meno aggressiva sui tassi dopo i dati deludenti sul mercato del lavoro Usa. L’attenzione degli investitori resta concentrata anche sugli sviluppi in Medio Oriente. Le prospettive di un accordo tra Stati Uniti e Iran hanno ridotto i timori sull’offerta energetica e sull’inflazione, mentre il petrolio ha perso circa il 10% nell’ultima settimana. A rafforzare l’ipotesi di una Fed più prudente sono arrivati i dati Adp: a luglio il settore privato americano ha creato solo 44 mila posti di lavoro, il dato più debole da gennaio e molto sotto le attese. Per l’argento, oltre al ruolo di bene rifugio condiviso con l’oro, pesa anche la componente industriale, sostenuta dalla domanda legata a elettrificazione, tecnologie e rinnovabili. I mercati ora vedono al 57% la probabilità di un rialzo dei tassi Fed a settembre, in calo dal 67% del giorno precedente.