Il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent ha sostenuto, giovedì 20 agosto, che Washington “ha il controllo dello stretto” e che “grandi quantità” di prodotti energetici “stanno continuando a uscire” mediante la rotta meridionale. Argus rileva tuttavia che i dati disponibili sul traffico navale non confermano queste affermazioni. Ma anche i dati di TankerTrackers.com, citati da Argus, indicano flussi inferiori alle stime americane: circa 5 milioni di barili al giorno lasciano la linea di blocco della Marina Usa, contro i 10 milioni di barili al giorno indicati da alcuni funzionari come volume in transito attraverso Hormuz. La stima comprende anche carichi provenienti dai porti orientali degli Emirati Arabi Uniti e dell’Oman, che si trovano nel Golfo dell’Oman e quindi al di fuori dello stretto. Secondo Argus, i dati di tracciamento delle navi e le immagini satellitari non confermano un intenso traffico di petroliere lungo il corridoio meridionale sostenuto dagli Stati Uniti. Alcune navi attraversano lo stretto con i sistemi di identificazione automatica disattivati, ma i loro movimenti possono essere individuati attraverso le immagini satellitari. I flussi osservabili restano comunque solo una frazione dei livelli precedenti alla guerra.
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