FOCUS Industria, Istat: A luglio +2,4% prezzi produzione, +7,8% su anno. Traino da beni energetici

di Federico Sorrentino



A luglio 2026 i prezzi alla produzione dell’industria segnano un’accelerazione marcata, crescendo del 2,4% su base congiunturale e del 7,8% su base tendenziale, salendo rispetto al +5,8% registrato a giugno. Si tratta di un incremento su base annua che non si vedeva da febbraio 2023, quando la variazione si era attestata al 9,6%. A trainare questa ripresa sono soprattutto i beni energetici, con la fornitura di energia elettrica e gas sul mercato interno che accelera al 14,5% (da +8,9% di giugno). Sul mercato interno i prezzi crescono complessivamente del 3,0% su base congiunturale e del 9,3% su base annua (da +6,8% del mese precedente). Escludendo il comparto energetico, l’andamento resta invece decisamente più contenuto, con un modesto +0,3% su base mensile e un +3,3% su base tendenziale (era +2,9% a giugno). Per quanto riguarda il mercato estero, i prezzi aumentano dello 0,6% sul mese (+0,2% area euro, +0,9% area non euro) e del 3,6% su base annua (+3,7% area euro, +3,5% area non euro).



Nel trimestre maggio-luglio 2026, i prezzi alla produzione dell’industria crescono del 2,2% rispetto al precedente (+2,4% mercato interno, +1,5% mercato estero). Tra le attività manifatturiere, spiccano i rincari tendenziali di coke e prodotti petroliferi raffinati (+54,0% mercato interno, +35,9% area non euro) e dei prodotti chimici (+9,6% mercato interno, +6,8% area euro, +6,6% area non euro). Nello stesso periodo, le costruzioni per edifici residenziali e non residenziali registrano una flessione mensile dello 0,1% e una crescita annua del 3,1% (da +3,3% di giugno), mentre quelle di strade e ferrovie crescono dello 0,8% congiunturale e del 4,3% tendenziale.



L’impennata dei costi all’origine si inserisce in un quadro economico complesso, accompagnato dalle preoccupazioni delle associazioni di categoria. Federcontribuenti, per voce del presidente Marco Paccagnella, lancia un forte allarme sul divario crescente tra costo della vita e potere d’acquisto, evidenziando il paradosso del lavoratore povero che, pur avendo un impiego stabile, si trova in difficoltà economica a causa dei forti rincari che colpiscono energia, alimentari, casa e trasporti. L’associazione chiede quindi interventi urgenti al Governo sul cuneo fiscale, sulla detassazione degli aumenti salariali e sul costo dell’energia e dei beni essenziali.



Nel frattempo, nel settore dei servizi, i prezzi alla produzione nel secondo trimestre del 2026 registrano un incremento dell’1,5% congiunturale e del 4,3% tendenziale (era +2,7% nel primo trimestre), spinti soprattutto dai trasporti e dal magazzinaggio con un balzo del 7,0% su base annua. Sul fronte politico, invece, il senatore dell’Udc, Antonio De Poli, sottolinea la positività dei dati sull’occupazione e sulla crescita del lavoro stabile, con oltre 1,1 milioni di occupati in più dall’insediamento del Governo, ribadendo la necessità di proseguire sulla strada della riduzione delle tasse “per chi investe, lavora e crea occupazione”.