“Siamo realisti: non c’è nessuna possibilità che si riesca oggi a fermare il cambiamento climatico, né a rispettare la scadenza del 2050 per le emissioni zero. Quanto a far scendere le temperature estive, neanche a parlarne. L’unica cosa urgente è pensare a qualche forma di adattamento”. Lo dice a Repubblica Robert Pindyck, economista del Mit che da anni ha concentrato le sue ricerche sul riscaldamento globale. Pindyck esclude che entro il 2050 qualcosa possa cambiare: “Nella maniera più assoluta. Così come è impossibile che si resti entro gli 1,5 gradi di incremento delle temperature, recentemente alzati a due. La CO2 rimane nell’atmosfera per 100-200 anni, e quindi il processo continuerà praticamente all’infinito visto che continuiamo a immetterne in quantità spaventose. Se vogliamo proprio fissare una data, diciamo 30-40 o più anni di ritardo. Anche perché il recupero climatico non figura più al primo posto in quasi nessun Paese. Solo in Europa si sta facendo qualcosa, che sarà comunque insufficiente a doppiare il traguardo del 2050. Nel resto del mondo l’emergenza sembra non esistere, dall’India al Pakistan, dalla Cina alla Russia fino ai Paesi asiatici di nuova industrializzazione tipo Thailandia e Vietnam, che per almeno dieci anni aumenteranno le emissioni di CO2. Negli Stati Uniti poi il negazionismo della classe dirigente porta a bandire parchi eolici, autorizzare nuove autostrade, trivellare senza limiti pozzi di petrolio. Nel 2025 Trump ha annullato il report con cui l’Agenzia per l‘energia aveva sancito che la CO2 rappresenta un pericolo per la salute”. E ancora: “Tocca rassegnarci a soffrire: ogni estate sarà più calda della precedente, per anni. E poi fare di tutto per difendersi dalle sciagure meteorologiche: non costruire in zone a rischio inondazioni, incendi o terremoti sembra la più logica delle misure. Così come utilizzare materiali appropriati. Ma anche altre misure d’emergenza apparentemente minori, come imparare a coltivare nuove piante ibride in grado di reggere al caldo estremo”