“Nello scenario peggiore il Brent può salire fino a circa 120 dollari al barile, e a 150 in caso di ulteriori danni alle infrastrutture”. Così Ettore Bompard, direttore scientifico di ‘EST– Energy Center’ del Politecnico di Torino ed esperto di sistemi energetici, in un dialogo con La Stampa. Poi spiega quanto dei rincari dipende dalla scarsità fisica e quanto dal rischio geopolitico: “È difficile separare i due aspetti. In altre crisi degli ultimi anni non si erano verificati fenomeni significativi di indisponibilità fisica delle commodity energetiche: i picchi di prezzo erano riconducibili alla percezione del rischio. La chiusura dello Stretto di Hormuz, invece, ha determinato un’effettiva riduzione dei volumi disponibili, soprattutto per petrolio e prodotti raffinati”. E ancora: “Prima della chiusura attraverso lo Stretto transitavano petrolio e prodotti raffinati per una quantità equivalente a circa il 20% della domanda mondiale. L’impatto sul Gnl è più contenuto, intorno al 3%. Il Brent rende bene l’idea: dai circa 59 dollari al barile di dicembre 2025 è salito fino al picco di 122 dollari del 29 aprile. Al 10 settembre era a 109 dollari”. Lo scenario peggiore realistico è questo: “Oggi l’export di greggio e prodotti raffinati dall’area del Golfo Persico è circa la metà rispetto ai livelli precedenti alla crisi. Se questa situazione dovesse continuare fino al primo o al secondo trimestre del 2027, il Brent potrebbe salire a circa 120 dollari al barile e arrivare a 150 in presenza di nuovi danni alle infrastrutture. Ma lo scenario più condiviso dagli analisti è più favorevole: 85-90 dollari a fine 2026 e 75-80 nel 2027”. Con una puntualizzazione: “Se aumenta il prezzo del greggio, cresce anche la pressione sui prezzi finali dei carburanti, ma oggi una criticità particolare riguarda il gasolio. La differenza tra il prezzo del prodotto raffinato e quello del greggio, da febbraio è passato da circa 20 dollari al barile a oltre 70. L’Europa produce meno diesel di quanto ne consumi, sono venute meno parte delle forniture dalle raffinerie del Golfo e la Russia ha ridotto l’export dopo i danni alle proprie raffinerie”.