A pesare sulla prospettiva dell’export italiano è anche il nuovo scenario commerciale statunitense.
Dato l’aumento dei dazi effettivamente sopportato dall’Italia (dal 2,3% del 2024 a circa l’11% post-
accordo dell’estate 2025) il Centro Studi Confindustria ha stimato, a parità di altre condizioni, un
calo del valore delle vendite di prodotti italiani negli Stati Uniti pressoché nullo nel primo
mese, intorno al 2% dopo due-tre mesi, e fino a un massimo del 9% dopo nove mesi.
I prodotti italiani mostrano quini una relativa resilienza nella fase iniziale, ma l’effetto tende ad
ampliarsi nel medio periodo, con una reattività alle tariffe paragonabile a quella del resto del mondo.
“I dazi rendono ancora più urgente allargare la geografia dell’export italiano – sottolinea
Barbara Cimmino, Vice Presidente di Confindustria per l’Export e l’Attrazione degli
Investimenti –. La competitività delle nostre imprese non può dipendere dalla capacità di pochi
settori di compensare gli effetti negativi di una maggiore chiusura dei mercati. Dobbiamo rafforzare
la presenza italiana dove la domanda sta crescendo e accompagnare le imprese, soprattutto quelle
di minori dimensioni, nell’apertura di nuove rotte commerciali. Diversificare non significa
abbandonare i mercati tradizionali, ma ridurre la concentrazione del rischio e costruire una presenza
più forte nei mercati che avranno un ruolo crescente nell’economia mondiale”