
Se l’allarme arriva dal ministro dell’Economia, le antenne non possono che essere dritte. Dopo aver colpito il petrolio, dunque i prezzi dei carburanti, lo shock delle guerre in Ucraina e Medio Oriente “a breve si rifletterà inesorabilmente sulle bollette delle famiglie e delle imprese”. Parola di Giancarlo Giorgetti, che dopo l’Eurogruppo a Dublino sottolinea come Italia e Germania siano paesi a trazione industriale e “ancora oggi gestiscono tanta energia per potere soddisfare questo tipo di vocazione”, dunque si apre anche “un grave problema di competitività”.
Serve un intervento deciso, perché il domino di certe dinamiche poi colpisce tutto, sotto forma di inflazione. Nella riunione con i colleghi europei “ho invitato a riflettere sui tassi di interesse, o meglio l’onere del debito che ha cominciato a salire in modo preoccupante in relazione a tante situazioni”, spiega Giorgetti. “Ci sono stati gli interventi della Banca centrale europea e poi della Federal Reserve, che hanno aumentato i tassi: ho osservato che l’inflazione deriva da uno shock di offerta, non tanto dal surriscaldamento dell’economia e della domanda, che deve essere raffreddata con una politica monetaria restrittiva. Certo, questa può contribuire, ma di per sé non risolve il problema”.
Per inciso, il responsabile del Mef lancia anche un altro avvertimento: “Se le due guerre continueranno in questo modo, l’inflazione inesorabilmente riaumenterà, e questo è un altro grave problema per famiglie e imprese”.
Va da se che il problema va affrontato di petto, ma in una politica comune del Vecchio continente. Ecco perché, Giorgetti, dopo aver ricordato la flessibilità ottenuta dall’Ue su difesa e energia “quasi miracolosamente”, guarda già al prossimo step. “Abbiamo già mandato una lettera per avviare la procedura della deroga al Patto con riferimento alle spese per l’energia”, mette in luce il ministro. “L’ammontare massimo è sui due anni che ci aspettano, dallo 0,2 allo 0,6%, credo che la Commissione sarà aperta a concederci questo spazio”.
Sulla tassa europea sugli extraprofitti la risposta di Bruxelles non cambia: per ora non se ne parla, ma ogni Stato membro è libero di agire in autonomia. In Italia il discorso è aperto, ma senza una direzione già stabilita. Ad oggi il governo ha scelto la strada dell’abolizione del bollo auto e moto per un solo veicolo a cittadino, di potenza non oltre gli 80 kw. Una soluzione che Giorgetti rivendica, anche se masticando amaro perché “in questi anni abbiamo tagliato cuneo fiscale e contributivo, decine di miliardi di abbassamento dell’imposizione fiscale” ma “ha fatto più clamore l’eliminazione del bollo, da 1 miliardo, rispetto a circa 50 miliardi di diminuzione di tasse e contributi”.
Per avere spazio di manovra, però, si dovranno attendere se i tempi (e i conti) sono maturi per uscire dalla procedura di infrazione europea per deficit eccessivo. Lo sliding doors, però, è nelle mani dell’Istat, che martedì 22 settembre diffonderà i conti economici. “Noi li aspettiamo, sappiamo che l’Istituto agisce con assoluta indipendenza rispetto alle decisioni politiche, quindi prenderemo atto delle loro decisioni”, dice Giorgetti. Un’attesa importante, perché ‘il tempo è denaro’. In questo caso, tanto denaro.