Il giorno dopo il “rammarico” del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il “dispiacere” della premier Giorgia Meloni per quel 3,1% di deficit sul Pil confermato, all’Istat vige la regola del silenzio.Lo riporta il Corriere della Sera, sottolineando come tra i vertici dell’istituto presieduto dal 30 maggio 2024 da Francesco Maria Chelli il disagio è forte. E forse anche di più il fastidio: “L’Istat è un patrimonio del Paese” viene ricordato nei corridoi, sottolineando che “procedure e metodologie sono tutte trasparenti”, come avviene in tutti gli istituti nazionali di statistica dei Paesi Ue. “Fastidio” è la parola usata anche dai lavoratori, che rivendicano “l’autonomia e l’indipendenza” dell’Istituto e ricordano che “i dati non li inventa l’Istat” e “quelli su deficit e Pil arrivano semmai dal Mef che doveva o poteva già saperli”.