Ucraina, Bettini: Tregua e Kiev nella Ue ma non nella Nato, la via del Campo largo

“Il Campo largo sembra paralizzato sulla questione Ucraina. Nonostante abbia raggiunto un’intesa su altre decisive questioni internazionali; a partire dal rifiuto di un riarmo in ordine sparso dei Paesi europei, con in testa la Germania. Per indicare, piuttosto, la necessità di una difesa europea comune, efficiente e per ovvie ragioni meno onerosa. La Russia ha aperto una guerra sciagurata e criminale. A quasi cinque anni dall’inizio del conflitto l’opzione militare ha dimostrato la sua inutilità. Nessuna delle due parti sembra ormai in grado di prevalere con il solo strumento delle armi. Eppure, dopo l’invasione, dall’Europa non si è mai sollevata veramente la parola pace”. Comincia così la lettera di Goffredo Bettini, esponente del Pd, al Corriere della Sera. “Noi, dopo l’invasione russa, avevamo l’obbligo di aiutare l’Ucraina. Ma, contemporaneamente, dal giorno dopo, avremmo dovuto spingere per la trattativa, il compromesso, la via diplomatica per la pace. Le finestre di speranza, talvolta aperte, dovevano essere forzate in direzione di una tregua immediata. Ma su questo è mancata totalmente l’Europa, la sua funzione, l’esercizio della sua vocazione costitutiva”, si legge ancora. E infine: ” Dunque, la posizione del centrosinistra deve uscire dal dilemma pressante, armi sì o armi no. Ponendolo, in modo condizionato. Armi per cosa? Per quale prospettiva? Per quale assetto generale di sicurezza dell’Europa, della Russia, dell’Ucraina? E su questo occorre azzardare prime ipotesi concrete.Tregua sulla linea del fronte. Una fascia smilitarizzata garantita da forze neutrali sotto la bandiera dell’Onu. Sì a l’Ucraina nell’Unione europea. No nella Nato. Lavorare per un assetto di sicurezza del continente europeo secondo un modello mutuato dal trattato di Helsinki: obbediente al criterio secondo cui la sicurezza di una parte non può andare a detrimento della sicurezza dell’altra”.