Il prezzo dell’energia elettrica è sistematicamente più alto rispetto ai competitor europei (+35% rispetto alla Germania nei primi 9 mesi del 2026) e a settembre è salito a un picco di 208 euro/mwh, da 114 a febbraio, prima della Guerra. E’ quanto emerge dal Rapporto di previsione d’autunno elaborato dal Centro studi di Confindustria. Rispetto a 6 anni fa – prosegue lo studio -, l’incidenza dei costi energetici (petrolio, gas, energia elettrica e altre fonti) sui costi totali è cresciuta del 34,5% (e del 40% per la sola manifattura). A settembre 2026 la quotazione del petrolio Brent è pari in media a 102 dollari al barile, da un minimo di 62 dollari a dicembre 2025 (+65%). Il prezzo del gas in Europa a settembre è salito al livello massimo da inizio anno, 77 euro/mwh in media, da 33 a febbraio (+133%). Il prezzo al consumo della benzina in Italia è salito del 26% a settembre 2026 rispetto al minimo registrato a gennaio. Adesso il prezzo del gas è ai massimi dal 2022 e il petrolio oltre i 100 dollari, se continua o peggiora occorrerà intervenire. Secondo stime CSC, con un Brent a circa 126 dollari al barile in media annua nel 2027, rispetto ai 75 dello scenario di base e ai 94 di quest’anno, si potrebbe annullare la crescita del PIL prevista per il 2027; lo stesso accadrebbe con il prezzo del petrolio in media a 115 dollari al barile e quello del gas a 89 euro/MWh (invece dei 58 dello scenario base).