
Anche Confindustria rivede le stime sul Pil italiano nel 2026, alzandole all’1%, “sopra le attese”. Il prossimo anno, invece, “l’economia italiana dovrebbe rallentare (+0,6%), a un ritmo in linea con quello osservato nel 2025”. Questo perché il grande problema resta il rincaro dei prezzi di energia e petrolio, che può “annullare la crescita del Pil nel 2027”. Le Previsioni di autunno del Centro studi di Confindustria tracciano un quadro abbastanza chiaro dell’andamento dell’economia: in Italia la “crescita è fragile tra shock internazionali e sfide per le imprese”.
Lo studio prende a base d’esame la possibilità che una soluzione al conflitto tra Usa e Iran possa arrivare dopo le elezioni di Midterm americane “come annunciato anche dal presidente Trump e da gennaio prenda avvio la normalizzazione dei transiti”. Perché “il protrarsi della chiusura dello Stretto di Hormuz sarebbe sostenibile fino a maggio prossimo, utilizzando tutte le riserve strategiche e commerciali mondiali”. Se così non fosse, però, “sarebbe difficile approvvigionarsi e salirebbero le quotazioni del petrolio a livelli mai visti prima”. Non va meglio sul prezzo del gas, “cresciuto già nei mesi scorsi”, raggiungendo “a settembre i livelli più alti dalla fine del 2022 (77 euro/mwh)”, atteso “rimanere così fino a fine anno”.
In questo scenario, “l’aumento del tasso di inflazione, che a settembre ha toccato il suo massimo raggiungendo il 4,2%” è destinato a ridurre il potere d’acquisto delle famiglie frenando i consumi “nella parte finale dell’anno e poi anche all’inizio del 2027”. Tutti questi fattori, poi, si mescolano con la fine del Pnrr, che porterà a un “rallentamento della spesa per investimenti”, anche se gli industriali ritengono “cruciale trovare le modalità per mantenere elevata la quota di risorse destinate” a questo scopo.
Di qui l’attenzione si sposta inevitabilmente sulla prossima legge di Bilancio. “Giorgetti ha detto che verrà potenziata e proseguita la misura dell’iperammortamento. Aggiungiamoci anche la parte immateriale, che è fondamentale, con la formazione”, chiede il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini. Che plaude all’annuncio di Giorgia Meloni in Parlamento di essere vicini all’accordo con l’Ue per un meccanismo che tenga sotto controllo gli aumenti delle bollette di luce e gas: “A breve dovrebbe uscire il decreto Bollette, sarebbe un sollievo per le nostre imprese”.
A Bruxelles, però, le aziende chiedono di fare di più, molto di più. Stando ai dati delle previsioni del Centro studi, infatti, già i rincari “riducono la competitività delle imprese italiane rispetto alle altre aree del mondo, in particolare agli Stati Uniti”, ma il “meccanismo di riduzione delle emissioni di Co2 adottato dall’Unione europea”, i famigerati Ets, “al momento e in prospettiva aggrava tale vulnerabilità”. Ecco perché Orsini ‘invita’ l’Europa a “smettere di fare l’arbitro col fischietto e giocare la partita” contro Stati Uniti e Cina, che ad oggi viaggiano a velocità decisamente più alte rispetto al sistema produttivo del nostro continente.