L’Agenzia delle Entrate punta a inviare entro la fine del 2026 circa 20mila comunicazioni ai proprietari di fabbricati che risultano assenti dagli archivi catastali.
La campagna, si basa sul confronto tra mappe catastali e immagini aeree, con l’impiego di strumenti automatizzati e IA per individuare le anomalie.
La mappatura è già stata completata in 95 province e avviata in altre quattro.
Ma attenzione, la lettera inviata dall’Agenzia non costituisce un accertamento definitivo né comporta automaticamente una sanzione: invita il proprietario a verificare la propria posizione e, se necessario, a regolarizzarla.
“La prima cosa da fare è verificare la propria posizione, confrontando lo stato dell’immobile con visura e planimetria catastale e controllando anche le pratiche già presentate. Se l’anomalia dipende da un’omissione – spiega Salvatore Baldino, consigliere d’amministrazione della Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili – è necessario aggiornare i dati tramite la procedura DOCFA”.
Le sanzioni per omessa dichiarazione o aggiornamento catastale vanno da 1.032 a 8.264 euro, ma possono essere ridotte grazie al ravvedimento operoso, in base alla data della violazione e al momento della regolarizzazione.
“Per le omissioni più risalenti va verificato anche se siano scaduti i termini per applicare la sanzione – prosegue Baldino – generalmente fissati al 31 dicembre del quinto anno successivo alla violazione. L’eventuale decadenza, però, non elimina l’obbligo di aggiornare il Catasto”.
Inoltre, la regolarizzazione catastale non sana eventuali abusi edilizi, che devono essere verificati separatamente.