Previdenza complementare, deduzione a 5.300 euro per tutto il 2026

Il quadro delle novità fiscali del 2026 di Assonime

Più vantaggi fiscali per chi investe nella pensione integrativa, ma anche nuove regole da considerare quando si versano i contributi e si riscuote la prestazione. A ricostruire il quadro delle novità è Assonime, con la circolare n. 22/2026, dedicata agli effetti della legge n. 199/2025 e al coordinamento con la disciplina della previdenza complementare e il TUIR.
“La principale novità riguarda il limite annuo di deducibilità dei contributi alla previdenza complementare – evidenzia Michela Benna, consigliera d’amministrazione della Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili – che sale a 5.300 euro dal periodo d’imposta 2026”
Per i lavoratori di prima occupazione dopo il 1° gennaio 2007, grazie al recupero delle deduzioni non utilizzate nei primi cinque anni, il beneficio può arrivare fino a 7.950 euro annui nei vent’anni successivi.
Per i quinquenni avviati prima del 2026, Assonime propone di applicare il vecchio limite fino al 2025 e quello nuovo dal 2026, in attesa di una conferma ufficiale.
“Per il 2026 e il 2027 – prosegue Benna – i premi di risultato convertiti in contributi pensionistici hanno un plafond separato di 5.000 euro, con imposta sostitutiva all’1%, aggiuntivo al limite ordinario di 5.300 euro”.
I contributi non dedotti vanno comunicati al fondo entro il 31 dicembre dell’anno successivo, salvo che provveda il datore di lavoro per i premi convertiti.
La tassazione delle prestazioni varia in base alla modalità di erogazione: dal 15% fino al 9% per alcune prestazioni e dal 20% fino al 15% per quelle frazionate.
Resta da chiarire il regime fiscale dei rendimenti sulle somme che rimangono investite durante l’erogazione.