Imprese, Gay (Ui): Serve politica industriale 2.0, sui data center non possiamo dire no

“A noi serve una strategia di politica industriale 2.0. Innovazione, Industria, Istruzione e Infrastrutture: le nostre ‘4 I’ sono alla base dell’intelligenza industriale del nostro territorio. Perché oggi l’innovazione ha un nome: intelligenza artificiale. E per scaricarne a terra il potenziale, c’è bisogno di un ritmo diverso. Bisogna pensare ‘out of the box’: chi è alla frontiera dell’innovazione, sta vivendo un futuro che oggi noi neanche vediamo”. Così Marco Gay, presidente Unione Industriali Torino, nella sua relazione all’assemblea per i 120 anni dell’associazione. “L’IA esce dagli schermi ed entra nella materia. Robot, droni, macchine che percepiscono l’ambiente e agiscono nel mondo reale. È la Physical AI. Ed è la nostra partita. Perché quando l’intelligenza artificiale incontra la manifattura, conta chi sa fare industria. E Torino sa fare industria da oltre un secolo” prosegue Gay, spiegando: “Non competeremo con Stati Uniti e Cina sui volumi. Ma possiamo vincere dove serve qualità: robotica per ambienti complessi, soluzioni su misura, intelligenza integrata nei prodotti. È questa la nostra autonomia strategica. Qui possiamo difendere la nostra sovranità”. Rivendicando come Torino sia la terza città in Europa per investimenti nella robotica, e l’Italia sia il 2° Paese, Gay mette in chiaro: “La tecnologia da sola non basta. Servono tre condizioni. La prima sono le persone”, poi vengono “le nostre PMI. Oltre il 25% delle nostre imprese usa già l’AI, più della media nazionale. Ma non basta. Tutto il territorio, da AI4I ai competence center fino ai nostri enti di formazione, deve accompagnare le imprese con percorsi su misura, dall’IA alla cybersecurity” e “la terza sono le infrastrutture”. E ribadisce: “Lo dico chiaramente: sui data center non possiamo permetterci di dire no. Vanno realizzati tenendo conto del loro impatto ambientale, ma senza di loro restiamo fuori dal percorso di innovazione”.