“Sotto i 1.500 metri di altezza tutti gli indicatori nivologici sono in deciso e continuo calo”. Lo dice in una intervista a Il Corriere della Sera Massimiliano Fazzini, professore di Rischio climatico e Nivologia all’Università di Camerino e nello scorso inverno advisor per le gare di snowboard alle Olimpiadi di Milano-Cortina. “La tendenza è più netta nella Alpi centro-occidentali e in particolare sui settori piemontesi, valdostani e sulle Prealpi lombarde. Invece su Alpi orientali e Dolomiti le dinamiche sono più complesse: oltre i 2 mila metri crescono gli accumuli, ma in modo discontinuo durante i mesi. Negli ultimi inverni si sono avute nevicate abbondanti tra marzo e aprile per le ondate di freddo tardive”, aggiunge. Il calo della copertura nevosa è di “5 centimetri in meno a stagione. È una perdita non solo dal punto di vista economico, ma anche ambientale: si perde biodiversità”, aggiunge.