L’offerta mondiale di petrolio è prevista in calo del 5,2% nel 2026, segnando la contrazione più ampia in oltre quattro decenni, escludendo la recessione globale del 2020. È quanto stima la Banca Mondiale nell’ultimo rapporto ‘Commodity Markets Outlook’, secondo cui anche i consumi diminuiranno del 2,5%, con la terza flessione annua più marcata mai registrata dopo quelle del 2020 e del 1980. I prezzi elevati e le interruzioni delle forniture stanno frenando la domanda, mentre l’elettrificazione contribuisce a ridurre l’utilizzo di petrolio, soprattutto in Cina. Nonostante la contrazione dei consumi, la produzione dovrebbe rimanere inferiore alla domanda, rendendo necessari ulteriori prelievi dalle scorte e aumentando l’esposizione dei mercati a nuove interruzioni dell’offerta. Il conflitto in Medio Oriente ha già ridotto le riserve di greggio e contribuisce a spingere i prezzi energetici verso i massimi degli ultimi quattro anni. La Banca Mondiale prevede una quotazione media del Brent di 91 dollari al barile nel 2026, contro i 69 dollari del 2025, con una successiva discesa a 79 dollari nel 2027. In uno scenario avverso, caratterizzato da un’escalation del conflitto e dal protrarsi dei danni alle infrastrutture petrolifere russe, il prezzo medio potrebbe raggiungere 105 dollari al barile nel 2027.