“L’estensione dell’aliquota del 33% è una ulteriore tappa di un percorso avviato a inizio legislatura: siamo passati prima da 4 a 3 aliquote, riducendo al 23% quella fino a 28 mila euro, e poi abbiamo abbassato al 33% quella da 28 a 50 mila. Ora facciamo un altro passo e, come in precedenza, partiamo per un anno, perché le risorse sono limitate, ma l’auspicio è che in futuro il taglio possa diventare strutturale. Per gli autonomi i parametri sono diversi: l’aliquota non si applica sul reddito, ma su compensi forfettizzati che non tengono conto dei costi reali sostenuti. Senza contare che i lavoratori dipendenti possono contare su una stabilità di reddito diversa”. Lo dice al Corriere della Sera Maurizio Leo, viceministro dell’Economia. Poi spiega: “Cominciamo col dire che Istat, Bce e Bankitalia hanno riconosciuto che il ridisegno dell’Irpef ha compensato il fiscal drag per i redditi medio-bassi. Ora interveniamo su quelli medi. E non dimentichiamo tutte le flat tax, che, sebbene criticate da chi dice che non rispettano il principio costituzionale della progressività, rispondono ai bisogni reali della gente, cioè alla Costituzione materiale. Del resto, lei ricorderà che nella delega di riforma del Fisco c’è l’obiettivo dell’aliquota unica per tutti i contribuenti”. Poi Leo più che al presente guarda al futuro: “Con le risorse a disposizione non si poteva fare di più. Ma abbiamo tenuto i conti in ordine”.