La crescita delle energie pulite e la diffusione delle auto elettriche hanno permesso alla Cina di limitare gli effetti economici della crisi dello Stretto di Hormuz, riducendo la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili. È quanto emerge da un’analisi del Centre for Research on Energy and Clean Air (Crea), secondo cui tra marzo e agosto 2026 i veicoli elettrici hanno sostituito consumi di petrolio per 38 milioni di tonnellate equivalenti, pari a circa il 13% delle importazioni di greggio cinesi nello stesso periodo del 2025. Dal 2020 la crescita della produzione elettrica da fonti non fossili ha inoltre evitato 9,1 miliardi di dollari di spesa per importazioni di combustibili fossili, soprattutto carbone e gas: il risparmio più elevato a livello mondiale. Nei sei mesi successivi all’inizio della crisi, l’offerta complessiva di carbone, tra produzione interna e importazioni, è diminuita del 3,4% su base annua e i consumi di carbone per la produzione elettrica sono rallentati, fino a registrare una flessione del 2% a luglio.
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