Le recenti precipitazioni hanno contribuito a risollevare i livelli idrici in diverse aree del Paese, ma restano marcati i deficit di portata di numerosi fiumi, soprattutto al Nord e al Centro. Nel Mezzogiorno, invece, gli invasi conservano ampi margini di riempimento in vista delle nuove piogge attese. È quanto emerge dal report settimanale dell’Osservatorio Anbi sulle Risorse Idriche. In Valle d’Aosta sono in calo le portate della Dora Baltea e del torrente Lys, mentre nel settore occidentale della regione, sopra i 2.800 metri, si registrano oltre 25 centimetri di neve al suolo. In Piemonte, dopo i recenti aumenti, i flussi dei fiumi sono tornati rapidamente sotto la norma: il Toce segna un calo del 65%, il Tanaro del 53% e la Stura di Lanzo del 15%. I grandi laghi del Nord Italia restano sotto la media, ad eccezione del Sebino, pieno al 60,7%; il Verbano è al 57,3%, il Lario al 47,1% e il Garda al 45,7%. In Veneto, dopo gli incrementi di portata fino al 500% in due giorni registrati la scorsa settimana, i fiumi sono tornati su valori più consueti, ma Brenta e Bacchiglione presentano nuovamente deficit di flusso, rispettivamente del 49,9% e del 76%. Più vicina ai valori tipici del periodo la Livenza, in calo del 12%. In Emilia-Romagna tornano sotto la media tutti i fiumi appenninici, compresi Trebbia, Nure e Taro. Il Po è invece in forte crescita lungo tutta l’asta grazie agli apporti idrici dal bacino: a Pontelagoscuro la portata ha raggiunto 1.505 metri cubi al secondo, il 12% in meno rispetto alla media storica, dopo mesi di marcato deficit. In Liguria, dopo le piene alimentate da precipitazioni molto significative, con quasi 300 millimetri di pioggia in 24 ore a Savona, le portate dei fiumi restano abbondanti e in alcuni casi superiori alla media, come per Vara e Argentina.
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