Tra il 2006 e il 2025 le principali colture seminative italiane hanno registrato rilevanti contrazioni delle superfici e delle produzioni. Lo rileva l’Istat nell’analisi sull’evoluzione delle principali produzioni agricole italiane. Le flessioni più rilevanti riguardano il mais, che in venti anni ha perso il 51,2% della superficie coltivata e il 42,7% della produzione, il frumento duro, con una riduzione del 15,5% delle superfici e del 9,3% della produzione, e il frumento tenero, la cui produzione è diminuita del 21,4%, a fronte di una contrazione del 12,3% delle superfici. Nel caso del mais, la minore flessione della produzione rispetto alle superfici ha determinato un aumento della resa per ettaro del 17,4%, passata da 86,8 a 101,9 quintali per ettaro. Nel 2025 le superfici coltivate a mais superavano comunque i 500mila ettari. Secondo l’Istat, la dinamica indica una concentrazione della coltura nelle aree maggiormente produttive e un miglioramento dell’efficienza tecnica. Il frumento duro, che continua a rappresentare una delle principali colture nazionali con oltre 1,1 milioni di ettari coltivati, ha registrato nello stesso periodo una crescita della resa del 7,4%. Per il frumento tenero, invece, la produzione è diminuita più delle superfici, determinando una riduzione della resa per ettaro del 10,4%.
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