“L’Est Europa è a un passo dalla riduzione forzosa dei consumi”. Lo dice Lo Schiavo, esperto di regolazione presso Erra (associazione internazionale di Autorità di regolazione con sede a Budapest). Come riporta il Corriere della Sera, l’impennata delle temperature in Europa obbliga a una produzione più bassa e prezzi dell’elettricità che si impennano. L’abbassamento dei livelli dei grandi fiumi — il Po in Italia e il Danubio nell’Europa centro-orientale — sta costringendo alcune centrali elettriche raffreddate ad acqua allo stop. Così sta accadendo in Pianura Padana, dove tre impianti a gas sono fermi e quattro hanno dovuto limitare la potenza, e così è in Francia e in Ungheria per i reattori atomici. Ma è in Romania che la situazione è più grave. La portata del Danubio è scesa tra i 1.550 e i 1.600 metri cubi al secondo, un valore quasi tre volte inferiore rispetto alla media stagionale. Dopo aver chiuso una settimana fa il primo reattore della centrale nucleare di Cernavodă, ieri il governo ha tentato un intervento eccezionale: la Marina militare ha fatto esplodere una roccia nel punto in cui il Danubio si divide per deviare il flusso d’acqua verso la centrale allo scopo di mantenere in funzione il secondo reattore e avere almeno una produzione elettrica parziale.