“Oltre la metà della popolazione terrestre vive nelle aree urbane, dove ormai si raggiungono densità da incubo, e abbiamo capito che venire via dalle campagne non ha avuto solo aspetti positivi. Ma era difficile immaginare la faccia feroce delle ondate di calore che uccidono le persone e trasformano le città rendendole i luoghi più invivibili del pianeta. Ciò vale soprattutto per le aree urbane in cui abbondano coperture asfaltate e cemento, in pratica tutte le città più importanti del mondo. Asfalto e cemento rendono roventi le superfici cittadine e non le fanno respirare, mentre i mezzi di trasporto a combustione arroventano l’aria”. Lo scrive in un suo intervento su la Stampa il geologo e divulgatore Mario Tozzi. Si legge ancora. “Gli alberi in città, se opportunamente ubicati e curati, abbattono la necessità di raffrescamento fra il 10 e il 30 %, ma se le ombreggiature sono continue e ottimali si arriva a oltre il 50%. Insieme ai rampicanti che crescono direttamente sui muri, permettono di ricorrere meno ai climatizzatori. Purtroppo però la vegetazione urbana sembra non essere una priorità per i nostri architetti, che non riescono a capire come ci sia bisogno di boschi orizzontali, invece che verticali, nelle aree urbane”.