“L’architettura e l’urbanistica si devono evolvere. Perché nelle nostre città a 40 gradi il tema non è più, soltanto, la mitigazione, la riduzione delle emissioni, il risparmio energetico, ma l’adattamento: «Il cambiamento climatico è la realtà in cui viviamo”. Lo dice Carlo Ratti, architetto, urbanista e docente al Massachusetts Institute of Technology di Boston, in una intervista a La Stampa. Che aggiunge: “Molte città europee sono state costruite per un clima diverso, che oggi non c’è più, né d’estate né d’inverno. Ce lo raccontano i dati”. L’esempio è Torino che “possiede una delle più lunghe serie meteorologiche d’Europa. Nell’inverno 1784-1785 caddero oltre due metri di neve. Nell’ultimo decennio, a mia memoria, è capitato di attraversare un’intera stagione senza neve o con pochi centimetri. Lo stesso vale per l’estate: nel 2003 Torino registrò per la prima volta in assoluto i 40 gradi. Oggi temperature di quel livello sono ormai la norma quasi ogni anno. Per questo anche l’architettura e l’urbanistica devono evolvere”. Ratti individua le soluzioni: “Partirei dagli interventi più semplici e immediati, come dicevamo: più alberi, più ombra, più acqua. Fontane, specchi d’acqua e sistemi di raffrescamento naturale fanno parte della tradizione delle città mediterranee, da Palermo a Granada, e possono tornare a essere elementi centrali dello spazio pubblico. È importante aprire un confronto tra cittadini, amministrazioni locali e soprintendenze ai beni storici e ambientali. Poi c’è il tema della temperatura negli edifici. Negli Stati Uniti l’aria condizionata è ormai uno standard; in Europa è sempre stata accolta con maggiore diffidenza. Dobbiamo superare questa diffidenza: ce lo ricordano anche le morti di quest’estate”.