“Lo shock energetico provocato dalla guerra in Medio Oriente è coinciso con il caldo di quest’estate e i due fenomeni hanno interagito”. Lo afferma Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea, in un intervento sul blog dedicato alle conseguenze economiche del cambiamento climatico e alla resilienza energetica europea. “All’inizio del 2026, i prezzi all’ingrosso dell’elettricità hanno reagito meno all’aumento dei prezzi del gas rispetto alla crisi del 2021-2022, soprattutto perché molti Paesi dell’Eurozona hanno aumentato la produzione di elettricità a basse emissioni, in particolare da fonti rinnovabili”, osserva Lagarde. La Spagna rappresenta un esempio di questa evoluzione. “La quota delle ore in cui le centrali a gas determinano i prezzi dell’elettricità è scesa da circa l’80% nel 2020 a poco più del 20% nel 2026, considerando i primi nove mesi di ciascun anno”. Tuttavia, avverte la presidente della Bce, “il riscaldamento del clima può ridurre parte di questa protezione. Le ondate di calore e la siccità si sono aggiunte alle pressioni sui prezzi provocate dal conflitto. La domanda di elettricità è aumentata perché famiglie e imprese hanno fatto maggiore ricorso alla climatizzazione, mentre i bassi livelli dell’acqua hanno ridotto la produzione idroelettrica e la disponibilità di acqua per il raffreddamento ha limitato la capacità delle centrali nucleari”.
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