Una coalizione di 25 stati americani, tra cui California, New York e Hawaii, hanno annunciato di aver presentato un ricorso alla Corte Internazionale di Commercio degli Stati Uniti (ITC) per contestare la nuova serie di dazi doganali imposti da Donald Trump. Questi nuovi dazi, che variano dal 10% al 12,5% a seconda del paese, sono entrati in vigore il 24 luglio. Il governo statunitense li ha giustificati, a seguito di un’indagine, citando l’incapacità di una sessantina di paesi e dell’Unione Europea di eliminare dalle proprie catene di approvvigionamento i prodotti realizzati con il lavoro forzato. Questi dazi erano destinati a sostituire quelli imposti temporaneamente lo scorso febbraio, dopo che la Corte Suprema aveva annullato la maggior parte dei dazi doganali imposti dall’inizio della presidenza Trump. Secondo la denuncia visionata dall’Agence France-Presse, i ricorrenti sottolineano in particolare la mancanza di un meccanismo che consenta ai Paesi sanzionati di ottenere la revoca delle tariffe qualora cessino le pratiche denunciate durante l’indagine, il che è contrario al tenore letterale della legge. Sulla base delle stesse dichiarazioni del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti (USTR), Jamieson Greer, ritengono inoltre che, quando è stata annunciata la procedura per il ripristino dei dazi doganali, “non si è fatto alcun cenno al lavoro forzato”.