Le economie più colpite dai dazi nel 2025, come la Cina e il Brasile, trarrebbero particolare beneficio dalla configurazione dei dazi Usa attualmente in vigore, con un calo delle aliquote di circa 10 e 12 punti percentuali, rispettivamente. La situazione dell’Unione europea rimane invece incerta, in quanto non è chiaro se e quando l’amministrazione statunitense ripristinerà le condizioni previste dall’accordo raggiunto a luglio del 2025, in corso di approvazione da parte delle istituzioni europee. Lo stima la Banca d’Italia nell’approfondimento all’ultimo Bollettino economico. “Al momento, anche ai prodotti della Ue non colpiti da dazi settoriali viene applicato l’incremento generalizzato di 10 punti percentuali, mediamente più vantaggioso rispetto a quanto previsto dall’accordo”. In caso di aumento di altri 5 punti percentuali dell’aliquota generalizzata, il dazio medio verso i Paesi europei sarebbe superiore di 0,7 punti percentuali a quello stabilito nell’accordo; per l’Italia il rialzo sarebbe di circa 1,5 punti percentuali per la diversa composizione merceologica delle esportazioni verso gli Stati Uniti. Benché il livello dei dazi sia in media inferiore rispetto all’inizio di febbraio, nel medio termine l’incertezza sulle politiche commerciali statunitensi rimane elevata, anche alla luce di ulteriori misure restrittive già annunciate dall’amministrazione americana.