Dazi, Noci (PoliMi): La politica di Trump un bluff mal congegnato

“Entrare nell’economia mondiale oggi è come varcare la soglia di un casinò dove il banco non vince sempre, ma quasi. Gli Stati Uniti, croupier storicamente imbattibili, continuano a distribuire le carte con apparente sicurezza, ma il loro sorriso è meno smagliante: la politica dei dazi di Donald Trump, la loro ultima puntata sul tavolo, si è rivelata un bluff mal congegnato. Voleva riequilibrare il commercio globale e invece l’ha reso ancora più sbilenco: la Cina, secondo l’agenzia doganale di Pechino, ha registrato nei primi undici mesi dell’anno un avanzo commerciale di 1.076 miliardi di dollari. Altro che riduzione: la montagna cresce. Ed è naturale che sia così: Trump gioca come un dilettante convinto che il tavolo sia bilaterale, quando invece è multiplo, connesso, sistemico”. Lo scrive Giuliano Noci, professore ordinario di ingegneria economico-gestionale del Politecnico di Milano, in una suo intervento su Il Sole 24 Ore. Si legge ancora: “Ridurre l’export cinese verso gli Usa? Fatto. Ma intanto le fiches cinesi rientrano da altre porte: +20% di export verso il Sud-est asiatico, +14,8% in Europa. Il banco americano si è illuso che bastasse alzare la voce per far cambiare le probabilità. Ma la matematica del casinò globale non perdona: anche se gli squilibri bilaterali si riducono, il deficit complessivo degli Stati Uniti continua ad aumentare, così come il surplus complessivo della Cina. Il giocatore perde anche quando crede di vincere. Il motivo è semplice: Pechino ha costruito il suo modello economico spingendo l’offerta, comprimendo la domanda interna. Tradotto nel linguaggio del casinò: la Cina gioca solo per accumulare fiches. Ma se qualcuno accumula, qualcun altro deve per forza perderle”.