Nell’ambito dell’attuale shock energetico “la politica fiscale deve fare la sua parte, ma deve operare entro i limiti dello spazio di manovra fiscale disponibile. I paesi con un elevato debito pubblico e senza margini di manovra fiscale non possono permettersi di ampliare i deficit: qualsiasi misura relativa al settore energetico deve essere interamente compensata, in modo da non aggravare ulteriormente le finanze pubbliche già sotto pressione in un contesto di mercato più difficile”. Lo scrive il Fondo Monetario Internazionale sul suo sito, in un articolo firmato da Alfred Kammer.
Alcuni paesi, scrive l’economista “hanno maggiore margine di manovra per assorbire lo shock e sostenere le proprie economie, ma anche loro devono affrontare pressioni crescenti derivanti dalla difesa, dall’invecchiamento della popolazione e dalla transizione energetica. Ad esempio, paesi come la Danimarca o la Svezia, con un debito relativamente basso, hanno la possibilità di attuare politiche fiscali anticicliche, a differenza di Francia e Italia”.
Quando i prezzi dell’energia aumentano e cittadini e imprese ne risentono, si legge nell’articolo, “i responsabili politici si sentono in dovere di intervenire. La tentazione è quella di bloccare semplicemente l’aumento dei prezzi, ricorrendo a tetti massimi, sconti universali o riduzioni delle tasse sui carburanti. Si tratta di misure poco sagge”.
Per Kammer “il sostegno non mirato avvantaggia in modo sproporzionato le famiglie ad alto reddito, che consumano più energia”. Durante la crisi del 2022, “i governi europei hanno speso in media il 2,5% del prodotto interno lordo in pacchetti di sostegno energetico, ovvero più di due terzi non mirato. Le analisi del FMI mostrano che per compensare completamente il 40% delle famiglie più povere dell’intero aumento dei costi energetici sarebbe stato necessario solo lo 0,9% del PIL”..