La diffusione delle energie rinnovabili e i miglioramenti dell’efficienza energetica hanno ridotto di circa l’8% l’impatto dello shock energetico sulla spesa delle famiglie europee. Nel 2025, quasi la metà dell’elettricità prodotta nell’Unione europea proveniva già da fonti rinnovabili, contro circa un quarto negli Stati Uniti. È quanto emerge dal ‘Regional Economic Outlook: Europe’ del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), che sottolinea come la transizione energetica abbia contribuito a limitare gli effetti economici della crisi in Medio Oriente, riducendo la dipendenza europea dai combustibili fossili importati. Il rapporto avverte tuttavia che la sicurezza degli approvvigionamenti resta un punto critico. I cinque principali partner commerciali dell’Ue rappresentano ancora circa il 70% delle importazioni di gas naturale, esponendo l’economia europea al rischio di nuove interruzioni delle forniture e di improvvisi aumenti dei prezzi. Anche la dipendenza dalle catene globali di approvvigionamento dei minerali critici rimane elevata, con pochi Paesi che concentrano una quota rilevante delle attività di raffinazione. Per il Fondo, proseguire la transizione energetica “è essenziale per ridurre i costi e rafforzare la resilienza”. Tra le priorità figurano “il potenziamento delle interconnessioni elettriche, gli investimenti coordinati nelle reti e nei sistemi di accumulo e una maggiore integrazione del mercato energetico europeo”.