“Nelle grandi aziende le trasformazioni si misurano dai numeri. Ma cominciano quasi sempre da una scelta strategica: capire su cosa puntare”. Lo dice Fabrizio Palermo che ha appena chiuso il terzo bilancio alla guida di Acea con risultati ai massimi storici: un Ebitda di 1,42 miliardi, un utile netto di 481 milioni, in aumento del 45%, e una proposta di dividendo di 1,20 euro per azione con una crescita del 26%. In un colloquio con il Corriere della Sera, Palermo spiega: “Ho sempre creduto che le aziende siano più efficaci se si concentrano sulle attività distintive. Acea ha seguito un percorso di trasformazione focalizzandosi su tre settori: acqua, reti e ambiente. Per rafforzare il posizionamento nel settore idrico con lo sviluppo di nuove concessioni e attraverso acquisizioni, come Aquanexa, abbiamo realizzato operazioni mirate con un percorso di progressiva cessione di alcuni asset, come la rete elettrica di alta tensione e l’accordo per la vendita di Acea Energia a Eni Plenitude. Oggi il business dell’acqua rappresenta il 65% dell’ebitda di Acea, l’azienda è il primo operatore idrico in Italia e il secondo in Europa, con oltre 11 milioni di cittadini serviti e una rete di circa 90 mila chilometri. Il mercato ha apprezzato questo percorso: dal 2023 il titolo ha più che raddoppiato il valore e parallelamente abbiamo aumentato il dividendo del 26%, superando le previsioni del piano”. E ancora: “L’acqua è una risorsa strategica tanto quanto l’energia. Acea si è impegnata molto per far crescere la consapevolezza sulla centralità degli investimenti nelle infrastrutture idriche, anche a livello europeo. Contribuisco da tre anni a farne un tema centrale a Davos dove quest’anno abbiamo presentato insieme al World Economic Forum e all’Università di Cambridge, uno studio che evidenzia un divario globale di circa 6.500 miliardi di euro negli investimenti necessari per le infrastrutture idriche. Colmare questo gap potrebbe generare oltre 8.400 miliardi di Pil e creare oltre 200 milioni di posti di lavoro nel mondo”.