Ancora prima di entrare pienamente a regime, l’iperammortamento potrebbe cambiare volto. La premier Giorgia Meloni ha aperto alla possibilità di includere tra gli investimenti agevolabili anche software e servizi cloud, accogliendo una richiesta proveniente dal mondo industriale. “Fino ad oggi, il cloud era rimasto fuori dal perimetro dell’agevolazione – spiega Maria Vittoria Tonelli, consigliera d’amministrazione della Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili – costruita come una maggiorazione del costo di acquisizione di beni strumentali e software tradizionali. Il meccanismo si basa su investimenti ‘capitabilizzabili’ e quindi ammortizzabili nel tempo, una logica che si adatta ai beni materiali e ai software acquistati con licenza”.
Il nodo principale riguarda proprio la natura del cloud: piattaforme SaaS, servizi di elaborazione dati, cybersecurity e strumenti di intelligenza artificiale sono sempre più utilizzati dalle imprese, ma vengono normalmente contabilizzati come servizi a canone periodico e non come beni ammortizzabili. Tale impostazione ha di fatto escluso tali soluzioni dal beneficio fiscale.
“L’esclusione è stata considerata una possibile distorsione, soprattutto per le PMI, che utilizzano sempre più spesso servizi digitali senza acquistare infrastrutture proprie. In questo modo – prosegue Tonelli – a parità di funzione, il trattamento fiscale cambia solo in base a come il software viene acquisito”. Resta però ancora da chiarire quali costi saranno agevolabili, quando l’investimento sarà considerato rilevante ai fini fiscali e quali documenti serviranno per dimostrare il collegamento con l’attività d’impresa.