Magnifica Humanitas, Olah (Anthropic): L’IA deve avere una morale

Christopher Olah, 34 anni, cofondatore di Anthropic insieme a Dario Amodei, è il manager canadese della Silicon Valley diventato il simbolo del dialogo aperto tra i colossi dell’Intelligenza artificiale e la Chiesa. Olah non è solo un manager di un’azienda che vale 380 miliardi. È tra i pochi al mondo che sa davvero cosa succede dentro le macchine che fanno l’Intelligenza artificiale. “L’era aperta dall’Ai è così importante e pone domande così grandi e decisive che necessita uno sforzo collettivo. Oggi è cominciato un percorso che va in questa direzione. E di occasioni del genere ne vedremo sempre di più, man mano che il mondo si renderà conto della portata di questo momento”, spiega in un’intervista a La Stampa. “Penso che le domande sollevate dall’Ai siano più grandi di ciascuno di noi. Riguardano tutta l’umanità, e quindi dovremmo cercare di parlare con tutta l’umanità. Questo include le religioni, ma anche le prospettive laiche, i filosofi. Ho parlato con una gamma vastissima di persone su queste questioni. Sono troppo importanti per non farlo”.

Anthropic si vuole posizionare come azienda etica sull’uso dell’Ai: “Siamo ovviamente soggetti a molte istanze, e allo stesso tempo cerchiamo di fare la cosa giusta – commenta Olah -. Come chiunque cerchi di fare la cosa giusta in condizioni difficili, faremo del nostro meglio. Ma è fondamentale che ci sia un insieme più ampio di attori, istituzioni, società civile, che ci osservino, ci tengano responsabili e cerchino di spingere le cose nella giusta direzione”. E ancora sul fatto che L’IA sia davvero una minaccia per milioni di lavoratori: “È una questione morale con cui dobbiamo confrontarci. C’è un imperativo morale nel trovare il modo di sostenere queste persone. Ma c’è una sfida ancora più grande che spesso ignoriamo: pensiamo a questo problema solo nel contesto di un singolo Paese, mentre dovremo risolverlo a livello internazionale”.